domenica, 17 dicembre 2006
...Metà dicembre, fra un pò si danno le vaKanze... basta con i Kompiti, le interrogazioni, dal 22 basta con la sKuola, la mattina si esce e ci si riempie di fumo nella sala biliardo del paese...

Una decina d'anni fa scrivevo pressappoco in questo modo; con il sapere di oggi ho aggiunto le virgole altrimenti sarebbe stato  un per niente scolastico flusso di coscienza di oltreduemila parole.
Una cena con i vecchi compagni di classe del liceo mi ha fatto riafforare tanti ricordi,  rimorsi e rimpianti.
Non ero di certo un Joyce o un Beckètt, a scuola: la sveglia alle 7, una letta veloce ai compiti che dovevo fare,  classico litro di latte bollente che ogni mattina mia madre mi faceva trovare sulla mensola della cucina e nel quale affogavo i residui di sonno che avevo o un panettone, un pezzo di pane  o due confezioni di oro-saiwa (avevo un tazzone speciale assai capiente).
Così salivo in sella al mio vecchio Piaggio-Ciao coi baffi, residuato bellico degli anni '60, e pedalavo fino all'istituto per farlo partire. Non si accendeva mai, forse il freddo, sicuramente la poca miscela, sicuramente gli amici ci pisciavano dentro e non me ne sono mai accorto.
A scuola, se ci andavo, era un trauma: mia madre sicuramente scioglieva nel latte caldo o il prozack o il bromuro o, se mi andava bene, il roypnol e le prime due ore erano più per smaltire il torpore dovuto alla sbronza di sonno che quotidianamente mi accompagnava.
Il resto della mattinata lo passavo a guardare le mutande sporche della professoressa, a leggere la parte dei libri scolastici che non faceva parte dei programmi o a esser vittima di cancellinate da parte dei compagni di classe più robusti, cattivi e, soprattutto, fascisti.
Se invece marinavo la scuola (cosa più probabile, andavo a fare sega almeno una volta a settimana per la triste abitudine di farlo) era d'obbligo il classico giro per i tanti bar del centro,  incontrare un possibile compagno di merende o, peggio, rinchiudermi nella vecchia sezione del partito comunista intitolata a un tale Pedullà, che ignoravo proprio chi fosse, con la compagnia di una chitarra con poche corde, una bottiglia di vino rosso (il metanolo del Piemonte) del discount, un panino con delle fette di  mortadella spesse due centimetri. Si facevano grandi letture in quella piccola biblioteca di sezione.  E per quanto ero intelligente, m'illudevo di capire Marx, Lenin o Lukacs... che grande fesso ero.
Oggi, nel vedere tutti quei compagni di classe per lo più laureati, chi nel mondo della politica o con la testa a confindustria, chi a farmacizzare viagra per le multinazionali oppure a progettare strategie di mercato per i McDonalds, assaporo quell'illusione di un tempo che era in tutti noi, che potevamo e volevamo cambiare il mondo ma, più conscienti che consapevoli, eravamo solo destinati ad asservirlo, io per primo.
Il destino non si può creare, ci adattiamo a ciò che ci viene dato dall'alto e, purtroppo per noi, non c'è niente di sovrannaturale o metafisico, è scritto solo dalle regole  sociali... e dal tutto che scorre...
Non era bello creare compiti di religione blasfemi, storpiare Cicerone o posizionare l'Insulindia presso il circolo polare artico? O stare ore ed ore a discutere del futuro della Lazio invece che, ad esempio, leggere Carducci?
I miei rimpianti  sono per il presente, le cose fatte tempo fa ogni tanto riafforano e mi fanno sorridere: vorrei il mio domani più simile a Ieri  ma ho la sensazione di essere cresciuto, di avere mille responsabilità: occorre sposarsi, mantenersi, lavorare non sempre dove ci piace e, qui mi dispiace, dare un calcio ai nostri sogni per dei compromessi. E chissà se ne vale la pena...
Ironia della sorte, invece delle vacanze, Lunedì 18 Dicembre comincerò a lavorare per l'ennesima volta con mio padre; l'università prima o poi la finirò, la musica la continuerò a suonare solo con la testa, le mie mani saranno impegnate a stringere bulloni e affini.
Per motivarmi e continuare questo lavoroa lungo, trasformerò il mio blog in il blog dell'autoriparatore dove, quasi come un diario, scriverò ciò che faccio
Sarebbe stato proprio bello fermare il tempo e guardare crescere gli altri, ma non si può.
Addio Bafs, sei solo un compromesso...
postato da: bafs alle ore 16:08 | Permalink | commenti (16)
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