domenica, 06 aprile 2008


Io vivo in un paese del lazio. Alatri è  una bella cittadina su delle  colline circondate da monti selvaggi ma vicini.
Io amo il mio paese. La mia ragazza dice che ho una mentalità paesana ma credo piuttosto che qui riesco a trovare tutto quello di cui un essere umano ha bisogno per poter andare avanti.
Ci sono delle mura megalitiche antichissime, c'è un'acropoli che non ha niente da invidiare a quelle micenee in grecia, ci sono degli splendidi paesaggi da poter fotografare, delle montagne aspre ma rapidamente accessibili da visitare, una natura selvaggia ed incontaminata, una tradizione culturale che è sempre andata oltre il semplice sapere ma che si è trascinata avanti nei secoli a dispetto di chi invece vede nelle nostre tradizioni il caratteristico tema del folklore. Purtroppo dal dopoguerra in poi a nessuno è importato molto di questo paese. Sono contati solo i soldi... e le mura in rovina? e le mura megalitiche imbrattate? ed i monti inquinati? ed i fiumi prosciugati? e le risse nei bar? e la droga? e la gente esaurita? e l'alcool? Per secoli solo contati solo i soldi. L'unica cosa che si era salvata era la processione di Sisto il Santo
Oggi nel mio paese si è svolta la processione di questo Santo Patrono
Sisto, come ho detto prima, è il suo nome; alcuni secoli or sono, mentre le sue reliquie venivano trasportate ad Alife su di una mula per curare una pestilenza, decise di interrompere il suo cammino e fermarsi ad Alatri per curare la pestilenza che affliggeva la popolazione ernica del luogo.
Non credo nei miracoli ma ognuno è libero di pensare come vuole, sta di fatto che Sisto il santo, da allora viene festeggiato nel nostro paese con una solenne processione il mercoledì dopo Pasqua. Contemporaneamente, come è d'obbligo quando c'è qualcosa di religioso, le amministrazioni del tempo decisero di creare una fiera in modo tale da salvaguardare oltre allo spirito umano, anche il lato economico delle casse comunali.
Oggi si è tenuta la processione del santo patrono ma oggi non è il mercoledì dopo Pasqua. Oggi si è ripetuto il classico rituale commerciale che abbina la sacralità delle tradizioni umane con il pulmino del porchettaro di turno, con il discobolo al quale nessuno ha mai vinto, con gli indios latini che vendono i loro assurdi cd di musica europea. Aveva piovuto, basta, a cosa serviva rifare la processione?
Oggi S.Sisto, la cui figura fa sempre breccia anche  nello spirito dei cuori più atei, è stato <i>resumato</i> (italianizzando un termine anglosassone) per l'ennesima volta. Oggi S.Sisto, di cui nessun alatrense sa  niente di niente, è morto un'altra volta.
Chi è S.Sisto? Cosa è S.Sisto? Purtroppo non vedo nemmeno dei posteri che possano rispondere alla mia ardua sentenza.
S.Sisto è morto


UPDATE!:  Ne avevo già parlato in precedenza e sempre in maniera ostile ma non trascendetemi, io amo S.Sisto! Evì, evì, eviva S.Sisto!!
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categoria:alatri, san sisto
domenica, 02 marzo 2008


Un post per ogni mese dell'anno... bella media! Purtroppo, da quando lavoro con i computer, non mi va più di divertirmi con i Pc. Anzi, il tempo libero si è ristretto moltissimo anche perchè, in concomitanza, ho iniziato un tirocinio obbligatorio della mia Facoltà.
Sempre in partenza, mai un giorno fermo. E' una vita che mi sembra di rinascere ogni giorno senza mai morire. Anche quando ho l'impression di essere arrivato ad un livello importante  di preparazione in qualcosa ecco qui che improvvisamente mi crolla tutto. E devo ricostruire, il mio nuovo mondo, per poi distruggerlo e così via....  e con l'impressione di non aver mai concluso un cazzo di utile.
Per queste viste le tante novità che mi sono successe avevo pensato di chiudere questo blog ma credo che in fondo le uniche cose che mi restano sono proprio queste pagine virtuali, gli amici sinceri che ho conosciuto in rete.
Gli amici di qua, quelli che solitamente si definiscono "gli amici da una vita", leggendo questo blog mi dicono che  c'è una grande differenza tra il mio modo di scrivere e di parlare. Una differenza immensa: mentre nel reale per la maggior parte non capiscono ciò che dico o quello che esprimo, riescono a decodificare i miei pensieri solo tramite il web. Io invece mi sento sempre più solo. Non respiro più un'aria buona di lealtà come un tempo. In questo paese
mi manca sempre più quel feeling umano che sento invece  avere con gli utenti virtuali di internet. Anzi è raro che trovi qualche compaesano  che nutra  i miei stessi interessi.  C'è spesso invidia e competizione, non si coopera mai. "Se ti faccio un favore me ne devi fare uno a me" è questa la legge che qui vige
Se nella mia nazione di Nation States (cercate THE NOMADIC PEOPLE of BAFFENDA) ho i diritti civili "SUPERBI"  ci sarà un motivo... e mi sarebbe piaciuto costruire un qualcosa di simile anche qui ma non si possono edificare castelli sul niente.
Spesso le discussioni che intraprendo finiscono ad urla ed insulti ma, è più forte di me, non riesco a tollerare le persone che non rispettano le altre persone. Amo essere schietto, senza mai compromessi, dico le cose in faccia e degenero il dibattito in offese e volgarità
E poi cosa ci posso fare  se in questo paese non si può dire  che gli unici politici che fanno qualcosa per chi  li ha eletti, sono Vendola e Crocetta. Per associazione verrei definito,  omosessuale. Non vedo niente di male nell'omosessualità  ma ho una ragazza splendida e non ho mai avuto rapporti bisex.
E gli argomenti sono sempre gli stessi. Se  si parla di immigrazione io sono quello che difende i migranti e quindi lo Zingaro o il tunisino visto la mia pelle olivastra. Se mi schiero contro la guerra mi rispondono che se non era per gli americani oggi qui noi non ci saremmo
E poi quei risolini di derisione,  i discorsi sinceri di quando si era bambini sono andati a farsi friggere, si pretende di moderare i discorsi per non  offendere la sensibilità degli altri. Però dietro si ascoltano un sacco di cappotti, quelli pesanti , quelli verbali che fanno male perchè non si vorrebbero sentire udire dagli amici. Perchè le cose che fanno male agli altri si pensano e non si dicono.
Mi scuso se ora pongo lo stesso tipo di discorso che sento in televisione dai vari politici ma sinceramente, se oggi dovessi far crescere mio figlio in questo paese, in questa nazione nella quale tutti ci identifichiamo come Italia, mi opporrei... emigrei.. anzi lo concepirei altrove. Non mi andrebbe che un giorno
a voce grossa mi vedesse  insultare, sicuramente sotto l'influsso di sostanze alcooliche,  i suoi amici o chi si voglia.
Perchè io sono una persona tollerante, libero nei miei pensieri ma  al quale nessuno deve dire ciò  che si può fare. E' il mio difetto... e me ne vanto.
Il blog non lo chiudo e il mio negozio di Pc sarà il mio nuovo Stato, la mia nazione privata. E per questo bellissimo paese di merda, beh,  non ci girerò più di tanto.
Salamalek cari (?) amici

 
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lunedì, 24 dicembre 2007


Il mondo coi baffi non era chiuso.... non ero nemmeno in un periodo di riflessione.
Più semplicemente il sig. Telecom tramite la signorina ALice mi han tenuto senza connessione per oltre un mese ed ho avuto l'opportunità di collegarmi solo dal posto dove lavoro.
Eh si, ora lavoro come tecnico informatico; invece di aiutare mio padre e continuare la tradizione di famiglia(sono pur sempre l'ultimo discendente di una  nobil stirpe di meccanici ed autoriparatori) ho iniziato a dare una mano a quel lazzarone di mio fratello, più grosso di me ma notevolmente più brutto e malefatto.
Nonostante il Felice (mio fratello, appunto) rappresentasse uno dei talenti più puri e cristallini che l'ingegneria informatica abbia mai visto, è talmente tanto brutto che spaventa a morte i clienti e li fa scappare via. Ora, grazie a dio, è tutto a posto...
Per il resto non va un granchè bene. Sto diventando di una pigrizia immisurabile. Nel tempo libero  se non andavo a correre un'ora al giorno stavo male,  se non si divorava libri si tormentava il cervello, se non nuotava per un 300 vasche settimanali non si sarebbe lavato per mesi. La causa è di Alatri, dove vivo.
Purtroppo la mia realtà cittadina è peggiorata. In questo paese non si sta male ma, ciò che è peggio, non si sta nemmeno bene. Se stavo male almeno m'impegnavo per migliorare la mia situazione e cercavo qualcosa da fare. Qui, invece non vivendo una situazione di disagio, continuo a non fare niente. La sera si esce, una birra o un bicchiere di vino, a volte tutti e due,  ed il tempo scorre come quasi se i minuti si potessero rappresentare con un bicchiere vuoto o una grappa.
Senza nessuna prospettiva, possibilità di carriera, niente di niente. Forse alla nascita mi avranno trapiantato un chip del lavoro imponendomi con voce grossa: "Tu devi fare quello che faceva tuo padre... sennò vai in cantiere e vai a fare il manovale... oppure cerca una raccomandazione per entrare in qualche fabbrica."
Eh si, oggi occorre anche la raccomandazione per trasformarsi in un numero affinche se scoppia un incendio mortale, si potrà sempre fare l'addizione  con le cifre della propria matricola.
Ma ad un giovane (ora forse non più) che ha vissuto sulla pelle tre riforme universitarie, che ha dovuto affrontare prima la noia di un corso annuale, dopo l'inefficienza di un corso semestrale ed infine lo stress di 39 esami trimestrali, che fiducia può avere in questo mondo.
Sono un illuso, non credo più a niente, ho qualche briciola di fiducia in me stesso  quando vedo la mia ragazza. Anche se è poco penso che non avrei mai voluto diventare un tecnico informatico. Sono diventato un musicista ma non ci voglio lavorare con la musica, sono diventato un fotografo e non voglio guadagnare con la fotografia. Volevo studiare e leggermi tutti i libri del mondo invece ogni volta che incappo in un testo universitario mi vien l'orticaria.
Non so, ho diecimila domande per la testa e mai che riesca trovare una soluzione.
Il mio blog è l'unica possibilità che ho. Risolvetemi.....
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domenica, 27 maggio 2007
Se a Paolo avessero regalato una rosa, di certo le avrebbe staccato la corolla a morsi.
Se  a qualcuno capitava di incrociare il suo sguardo come minimo avrebbe ricevuto sulla fronte un sasso.
Ciò che mi accingo a raccontare non pretende di essere creduto: può essere vero, falso, come del resto le tante dicerie e maldicenze di paese (esempio perfetto di un credibile racconto fantastico).
Non sta a me dire se Paolo fosse  buono, per la gente "il Pazzo" è cattivo; ma come può, chi sopravvive nel margine della devianza, essere altrimenti?
Gli abitanti del paese ignoravano tali miei accorgimenti e spettegolavano su tutti, ipocrisia massima, anche su loro stessi.
Si vedeva Paolo passeggiare un pò ovunque: per le vie del centro, in aperta campagna,  sempre con lo stesso atteggiamento di apparente sottomissione, con la testa bassa in cerca di chissà  cosa e con  Chicco, il pastore tedesco di famiglia, sempre lì pronto a guardargli le spalle.
Quando alzava la sua fronte nera abbronzata dal sole era solo per insultare ed aggredire il malcapitato che si trovasse a passare da quelle parti, con quell'incomprensibile dialetto che l'odio per il mondo gli aveva fatto creare
Paolo non capiva il nostro mondo, noi non capivamo Paolo, il classico  serpente che si morde la coda
Ultimamente la folla era propensa a definirlo ancora più malamente e ritenevamo che la sua pazzia stesse degenerando giorno dopo giorno. Lo si incontrava sulle carreggiate delle strade con cadaveri di volpi, cani o qualsiasi animale randagio o selvatico, sulle spalle.
Orripilati da tale visione, gli urlavamo addosso il nostro pensare: "Chist' è pazzo, è 'n assassino di cani puzzigli". Avevamo paura di Paolo, non si non poteva certo dialogare con lui e poi, chi l'avrebbe fatto? Chi poteva essere così pazzo d'intrattenersi a ragionare con un matto su quegli argomenti che veramente contano per un paese: il mercato settimanale, la pavimentazione della piazza, l'ultimo pettegolezzo, S.Sisto.
Paolo, invece, non faceva niente di strano: raccoglieva gli animali vittime della strada, li portava con sé nella sua casa e li appendeva nell'armadio. Successivamente li avrebbe seppeliti in un posto tranquillo per rendere loro la giusta pace che meritavano.
Essendo tutto il giorno fuori casa
prese un vecchio  crocifisso da un'antica cona votiva  per rendere meno dolorosa la permanenza in quell'angusto mobile a quelle povere bestie.
Devo ammettere chequel cristo era stato dimenticato un pò da tutti ed era ricoperto da erbacce e rovi altissimi. Quando vi passavo dinanzi
solo per abitudine abbozzavo un  rapido segno della croce ma come dice quel vecchio proverbio locale "non son tutti uguali gli Cristi".
Ovviamente nessuno si accorse del furto o, perlomeno, non volle accorgersene per primo. In futuro chi ricollocherà il crocifisso al suo posto, sarà un eroe o un santo ma queste son cose note a tutti, eh già!
Una sera Paolo aveva fatto il consueto giro gornaliero in cerca dei poveri cadaverini. Con qualche bicchiere nel groppone non vedeva l'ora di stendersi e riposarsi.
Accadde che un violento temporale si abbattè sulla zona e un inatteso calo di tensione portò le lampadine ad illuminare meno. Ricordo che ero ad un ristorante con degli amici e, vedendo la luce abbassarsi, pensai che stessero festeggiando un compleanno.
Quanto è strana la vita. Quale dio può ammettere il paradosso che quando qualcuno ride da qualche altre parte c'è una persona che muore.
Paolo accese una torcia ad olio raffinato rubata chissà dove e prese sonno. L'olio terminò ma il fuoco non si spense e cominciò ad avanzare per la stanza.
Nessuno se ne accorse. Le volpine nell'armadio cercarono di svegliarlo: "Aiuto, aiuto, Paolo brucia" ma neanche un orecchio volle ascoltarle..
Anche il Cristo, colpito dalla dedizione di Paolo all'assistenza per gli altri, ordinò: "Oh fuoco dell'inferno puoi tu dunque gettare una pietra contro chi è senza peccato?" Ma la morte quando deve colpire non ascolta nessuno, si sa.
Il fumo ne anestetizzò  il  cervello, il matto bruciò senza sentire dolore  e l'anima, finalmente liberata, volò via. In paradiso non volle andare, non ritenne giusto dover condividere l'eternità con chi tanto lo disprezzava. E poi, si sa, in paradiso ci vanno tutti, belli e brutti. Paolo cambiò strada e si diresse verso un'altra porta dove ad attenderlo c'erano tutte quelle volpine che aveva raccolto.
So che nessuno mi crederà. E' cosa lecita  perchè non ho alcuna capacità intellettiva per scrivere notizie. Ognuno ha la sua verità, punto e basta.
Ma Paolo non poteva certo porre una croce dove ogni volpina era deceduta. ritagliò dei cuori rossi e con dell'adesivo li posizionò  sui cartelli stradali proprio a ricordare che in quel luogo una vita ci aveva abbandonato. Ed ogni volta che osservo quelle figurine mi ricordo la sua figura curva, la sua pelle nera e la sua espressione arcigna. Speriamo che un giorno potrò stare vicino a Paolo nel suo paradiso....

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sabato, 14 aprile 2007
  Passeranno i mattini 
Passeranno le angosce
non sarà così sempre  
Ritroverai qualcosa   

    La fabbrica illuminata
   
LUIGI NONO        
Giovedì XIV, Aprile 2033

Tra i pochi boschi rimasti mi nascondo ed ho il "tesoro" con me; ma è una ricchezza non poter dividere le proprie cose con gli altri?
Ricordo i miei monti quando ero bambino: sembravano eterni con i loro alberi altissimi e quegli anfratti nascosti dove nessuno aveva messo piede. Credevo in Dio quando vi entravo, anzi, forse mi sentivo  Dio ma non capivo che così mi comportavo come ogni altro comune mortale.
Che fine aveva fatto quella solidarietà, quell'associazionismo che aveva guidato le piccole comunità di schiavi-operai nella società fordista. Ora, le multinazionali avevano preso il sopravvento, avevano infranto quegli esili legami sociali che si erano creati e, in un mondo globale, la gente iniziò a non conoscere più  il proprio vicino di casa, a pensare solo a sé, a prevalere sul debole.
L'individualismo e l'egoismo ebbero la meglio in molti  esseri umani e da allora i pochi ricchi possedevano più di tutti i poveri.

La tecnologia superò la tecnica, sarebbe bastato un black-out per tornare ai tempi della pietra visto che si era persa l'abilità del fare qualsiasi cosa.
L'uomo respirava, bastava quello.... non c'era più bisogno di guerre; la schiavitù del petrolio era finita e le energie alternative si erano diffuse ovunque. Benessere  per tutti o almeno così si credeva.
Quando alcune industrie cominciarono a comprare sorgenti e fiumi, nessuno pensò  male, anzi spinti da un'inattesa generosità verso il prossimo, si ragionò che in questo modo si potesse portare l'acqua anche in quei posti dove non era ancora arrivata.
Poi misero una fabbrica di Coca Cola ad un chilometro da casa. Nessuno sapeva che per un litro di quel veleno occorrono 8 litri di acqua. Nel mio giardino bastava infilare un dito per terra che usciva un geyser.Da allora tutte le piante della mamma si seccarono. Il popolo protestò: cortei, striscioni, scioperi della fame ma invano.
Vista l'arsura collettiva, un noto politologo del luogo consigliò: "Avete sete? Bivatev' 'l vin'! ".

Gli avessimo dato retta e piantato delle vigne sui nostri floridi colli. Forse a quest'ora non sottostaremo al ricatto della sete impostoci dall'alto.
Una bottiglietta d'acqua costava quanto uno stipendio mensile, le televisioni consigliavano di essere parsimoniosi col nuovo petrolio ma nel mondo tranquillamente si continuava ad usarlo nelle fabbriche.
Iniziarono gli scioperi generali ma io non aderii, lo ritenevo inutile  parteciparvi. Ho sempre pensato che le fabbriche consigliassero ai sindacalisti quando scioperare cosicchè risparmiavano qualche giornata di lavoro in quei periodi di sovrapproduzione o manutenzione. E poi non mi lasciavo dare ordini su cosa pensare. Non mi lascio comandare su niente, da sempre.
La prima sorgente la feci saltare due anni fa. Da allora oltre trenta attentati seguirono e cominciò "La rivoluzione Ernica". La "mia" rivoluzione perchè nessuno seguì i miei passi.
Quei monti dove ero cresciuto furono il mio Chiapas, li occupai e non riuscirono mai a trovarmi. Almeno fino a questo momento, da giorni chiuso al buio in una caverna circondato da soldati che sparano ad ogni animale che si muove.
Nella caverna dove mi nascondo ho trovato una sorgente sconosciuta ma non posso condividere questo "tesoro" con nessuno. mi ucciderebbero e si gusterebbero ogni piccola lacrima che scivola dalle roccie.
Oggi non possiamo vivere in più persone nella stessa goccia, la mia acqua è di tutti, in tanti hanno sete ma non la darò a nessuno.   E' la sintesi finale, così va il mondo, quello "nuovo"....
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categoria:acqua, rivoluzione, alatri, ciociaria, ernici, coca cola, monti ernici
martedì, 10 aprile 2007
- A me non piace il paese dove vivo - si ripeteva tra sè e sè il vecchio B.
I pensieri non sono semplici parole che scorrono labili per la testa e poi si perdono nel niente. Il cervello di un essere umano non è un televisore e, anche se, ragiona male, è pur sempre un cervello... almeno credo.
Ma ci sono quei ragionamenti che ricorrono più volte, che si ripetono imperterriti senza cadere nell'ossessività; colpa dell'abitudine, di quel quieto vivere senza il quale un vecchio malridotto non resterebbe nel suo paese di nascita.
Il vecchio B. aveva all'incirca 83 anni ma non li dimostrava. O almeno così sembrava. Sempre dietro le sue le sue passioni, a fotografare dolmen, a correre tra i monti, a swingare canzoni; per i più a fare niente ma per se stesso era molto.
Era il giorno del venerdì santo e nel suo paese si svolgeva la rituale processione. Sempre la solita, da 83 anni a questa parte, con gli stessi personaggi e comparse.  Se qualcuno mancava all'appello era perchè malato o, peggio, morto.
La maggior parte degli abitanti del paese conosceva solo Cristo, Mosè e Barabba ma anche lui non era meglio: se non avesse avuto internet non avrebbe mai saputo chi fosse Erode Antipa.
Aveva smesso di parteciparvi perchè stanco di essere scambiato per Caino anche durante gli altri giorni dell'anno. Aveva provato a cantare nello storico coro del  miserere ma conosceva il latino e dovette rinunciare.
Ad 83 anni era forse per l'ultima volta che assisteva alla crocifissione. Se lo era domandato anche l'anno precedente, di certo, come sempre, non avrebbe voluto osservarne un'altra. Ma era lì.
Guardava tutto il pubblico che a migliaia si accalcava sotto la croce: dieci, cento, mille, diecimila teste che attonite osservavano il cristo morente.  Arrivò il momento conclusivo: Gesù chino il capo e spirò. Come ad una prima cinematografica un applauso festante si levò tra i presenti e rimbombò verso il cielo.
Il film era piaciuto. Lo spettacolo era finito. Come 2000 anni fa cristo era morto e la gente era contenta.
B., come sempre, si chiese come si potesse applaudire la morte di un uomo, di un povero cristo.
Entrò dentro un bar, ordinò un campari e ritornò a casa.
Forse l'anno venturo le cose sarebbero cambiate, il mondo non sarà sempre uguale.
Era il senso della sua vita: trovare risposte senza nemmen conoscere la domanda.
Il vecchio B. questo non lo capì mai e, come tanti dalle sue parti,  sarà  lì ad aspettare ancora.
Forse tra un anno lo scoprirà... forse....
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categoria:alatri, vignirdì santo
giovedì, 22 marzo 2007
Non ho mai lanciato una forma di caciotta in vita mia ma, come si vede in questo video delle iene, nel  paese dove abito è lo sport "nazionale". 
- Il lancio del formaggio è una disciplina molto antica che risale al tempo degli etruschi su un affresco nella “tomba dell'Olimpiade” di Tarquinia si scorge addirittura un lanciatore in procinto di lanciare una “form
a”, probabilmente di duro pecorino stagionato, che i pastori si divertivano a far rotolare lungo i pendii e i sentieri" - (dal sito www.eventi.parma.it)
Una volta, durante la solita corsetta quotidiana, ho visto sfrecciarmi a fianco una tondeggiante forma di Grana con al seguito le urla dei miei compaesani che mi sfidavano in una gara di velocità.
In un'altra occasione, causa un lancio sbagliato, mi son ritrovato trentacinque chili di formaggio sul cofano della mia Y10 ma, visto il danno, nessuno poi ne ha rivendicato la proprietà.  Beh, lì sicuramente ci ho guadagnato io....
Io sinceramente non trovo niente di male nel lanciare del formaggio per i vicoli di Alatri anzi è uno sport sano, completo e, tra l'altro, nutriente (visto che alla fine chi vince ha in premio il formaggio usato nella competizione).
La prospettiva di andare alle Olimpiadi (vedi il curling) e  la possibilità di varcare l'oceano per sbarcare in un altro continente sono forti attrative per la disciplina, soprattutto se di fronte potremo avere la nazionale statunitense del lancio del formaggio.... spero quella militare così potremo vendicare anni ed anni di oppressione globale.
Se volete partecipare anche voi alle selezioni per la nazionale olimpica scrivete alla redazione del mio blog, unmondocoibaffi@gmail.com. Saremo ben lieti di esportare questa disciplina negli altri paesi d'italia; bastano un pò di coraggio, avere il gomito del tennista e, soprattutto, il conseguimento di un diploma privato di scuola media superiore alla moretti (anche di scuola media inferiore va bene, no universitari).
Scriveteci tutti, evviva il lancio del formaggio, evviva Alatri, evviva!
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categoria:alatri, le iene, lancio del formaggio
sabato, 24 febbraio 2007
Sto per raccontare una storia.. forse vera, certo non  falsa. Di un paese, il mio, Alatri, abitato da abitanti medi che più medi non ce ne sono.
Non spetta a me giudicare se questa sia una buon cosa o meno; di certo in un paese di gente che più normale non c'è, un qualcosa  eccelle: S.Sisto, il nostro patrono, non è un santo normale. E' il santo dei santi, il più bravo di tutti, soprattutto il più santo degli altri.
Sta di fatto che quando incontrava gli altri beati si vantava continuamente di ciò: "Sisi, tu chiaccaravi  cogli cani e gli cellitti, iè invece so purtat 'n putracchi' (un somaro) ncima a cvta (all'acropoli)" (il famoso miracolo della mula) oppure: "Tu può' sciolle la sangue ma mica ti portan a spasso per gli paese accom' a mi" (la processione)
La situazione in paradiso stava diventando insostenibile; raccolsero molte firme che indussero il Principale a prendere provvedimenti. Visto l'avvicinarsi del Carnevale, la statua dorata del santo avrebbe preso vita e poteva così coronare il suo sogno di passare una giornata con la gente che tanto l'amava.
Appena saputa la notizia, S.Sisto scese dalla preziosa macchina con il quale viene tutti gli anni trasportato e cominciò a girare per le strade del paese.
Nessuno però se lo filava, provò a chiedere dei chewingum ma non gliene offriva; per comprarsi un panino dovette impegnarsi un mignolo, solo un barbone col cordone da frate gli offrì un pò del suo vino.
Visto che era ignorato da tutti, decise di aspettare il giorno della sua processione, quaranta lunghi giorni di passione, senza una casa, una dimora, con la sola compagnia del barbone... e del suo vino.
Giunse finalmente il mercoledì dopo pasqua, giorno sacro per il mio paese dove i trentamila miei compaesani si riversano festanti per i vicoli  a mangiare panini con la salsiccia (ed oggi anche il kebab), a sentire il concerto gratuito di un cantante famoso ed a vedere, ovviamente, la processione.
S.Sisto ebbe però una triste sorpresa: la  macchina era priva della sua presenza, ma, come se niente fosse, veniva portata ugualmente tra la folla che, astante, lo inneggiava, come se stesse ancora lì su.
Provò a rispondere ad una vegliarda che, scalza, implorava una qualsiasi grazia. "Signò, so iè.. sò S.Sisto! ti gli facci' vinci iè 'n bei terno ai lotto" ma la vecchia, scambiandolo per un finto mago imbroglione, lo denunciò ai vigili per molestie e truffa.
La sfilata ebbe termine come al solito, poco importava se la selvaggia parata fosse priva del suo protagonista. Nessuno se ne accorse.
S.Sisto, deluso, affamato, affranto, chiamò la mula che secoli fa, impuntandosi, aveva trasportato la sua reliquia fino  al paese ma  neanche lei  rispose all'appello. Era condannato a vivere in un paese che forse non lo venerava per ciò che era veramente
Solo il barbone lo riconobbe, gli offrì dell'altro vino e dei vestiti puliti e gli ricambiò lo sguardo con riverenza, con gli occhi di chi sa di essere ignorato. Ancora oggi, se camminate per il mio paese potete incontrare il clochard che cammina vago per i vicoli. Ma il S.Sisto vicino lui ancora non lo riesce a vedere nessuno...
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categoria:alatri, ciociaria, processione, san sisto
giovedì, 21 dicembre 2006


Oltre al freddo siberiano, trovo tante affinità tra l'officina dove lavoro e "le anime morte" di Gogol', il libro che attualmente sto rileggendo.
 Mi spaventa il riscontro di ciò che leggo con la società odierna; nonostante sia stato scritto nella prima metà del XIX secolo, i personaggi del romanzo assomigliano a tante persone che conosco, piene di formalismi, attenti all'apparenza ma scarsi nei contenuti umani. Forse lo siam già tutti, va a capire chi è il vero morto...
Ispirandomi al libro ho inoltre suggerito  a mio padre di mettere sotto contratto le anime degli operai morti sul lavoro, sono tantissimi e lo stato li dimentica quasi da subito. 
I morti non lavorano? Forse, ma qualche contributo statale di certo arriverà, prima o poi qualcuno ci penserà per davvero...
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categoria:economia, cinismo, alatri
domenica, 17 dicembre 2006
...Metà dicembre, fra un pò si danno le vaKanze... basta con i Kompiti, le interrogazioni, dal 22 basta con la sKuola, la mattina si esce e ci si riempie di fumo nella sala biliardo del paese...

Una decina d'anni fa scrivevo pressappoco in questo modo; con il sapere di oggi ho aggiunto le virgole altrimenti sarebbe stato  un per niente scolastico flusso di coscienza di oltreduemila parole.
Una cena con i vecchi compagni di classe del liceo mi ha fatto riafforare tanti ricordi,  rimorsi e rimpianti.
Non ero di certo un Joyce o un Beckètt, a scuola: la sveglia alle 7, una letta veloce ai compiti che dovevo fare,  classico litro di latte bollente che ogni mattina mia madre mi faceva trovare sulla mensola della cucina e nel quale affogavo i residui di sonno che avevo o un panettone, un pezzo di pane  o due confezioni di oro-saiwa (avevo un tazzone speciale assai capiente).
Così salivo in sella al mio vecchio Piaggio-Ciao coi baffi, residuato bellico degli anni '60, e pedalavo fino all'istituto per farlo partire. Non si accendeva mai, forse il freddo, sicuramente la poca miscela, sicuramente gli amici ci pisciavano dentro e non me ne sono mai accorto.
A scuola, se ci andavo, era un trauma: mia madre sicuramente scioglieva nel latte caldo o il prozack o il bromuro o, se mi andava bene, il roypnol e le prime due ore erano più per smaltire il torpore dovuto alla sbronza di sonno che quotidianamente mi accompagnava.
Il resto della mattinata lo passavo a guardare le mutande sporche della professoressa, a leggere la parte dei libri scolastici che non faceva parte dei programmi o a esser vittima di cancellinate da parte dei compagni di classe più robusti, cattivi e, soprattutto, fascisti.
Se invece marinavo la scuola (cosa più probabile, andavo a fare sega almeno una volta a settimana per la triste abitudine di farlo) era d'obbligo il classico giro per i tanti bar del centro,  incontrare un possibile compagno di merende o, peggio, rinchiudermi nella vecchia sezione del partito comunista intitolata a un tale Pedullà, che ignoravo proprio chi fosse, con la compagnia di una chitarra con poche corde, una bottiglia di vino rosso (il metanolo del Piemonte) del discount, un panino con delle fette di  mortadella spesse due centimetri. Si facevano grandi letture in quella piccola biblioteca di sezione.  E per quanto ero intelligente, m'illudevo di capire Marx, Lenin o Lukacs... che grande fesso ero.
Oggi, nel vedere tutti quei compagni di classe per lo più laureati, chi nel mondo della politica o con la testa a confindustria, chi a farmacizzare viagra per le multinazionali oppure a progettare strategie di mercato per i McDonalds, assaporo quell'illusione di un tempo che era in tutti noi, che potevamo e volevamo cambiare il mondo ma, più conscienti che consapevoli, eravamo solo destinati ad asservirlo, io per primo.
Il destino non si può creare, ci adattiamo a ciò che ci viene dato dall'alto e, purtroppo per noi, non c'è niente di sovrannaturale o metafisico, è scritto solo dalle regole  sociali... e dal tutto che scorre...
Non era bello creare compiti di religione blasfemi, storpiare Cicerone o posizionare l'Insulindia presso il circolo polare artico? O stare ore ed ore a discutere del futuro della Lazio invece che, ad esempio, leggere Carducci?
I miei rimpianti  sono per il presente, le cose fatte tempo fa ogni tanto riafforano e mi fanno sorridere: vorrei il mio domani più simile a Ieri  ma ho la sensazione di essere cresciuto, di avere mille responsabilità: occorre sposarsi, mantenersi, lavorare non sempre dove ci piace e, qui mi dispiace, dare un calcio ai nostri sogni per dei compromessi. E chissà se ne vale la pena...
Ironia della sorte, invece delle vacanze, Lunedì 18 Dicembre comincerò a lavorare per l'ennesima volta con mio padre; l'università prima o poi la finirò, la musica la continuerò a suonare solo con la testa, le mie mani saranno impegnate a stringere bulloni e affini.
Per motivarmi e continuare questo lavoroa lungo, trasformerò il mio blog in il blog dell'autoriparatore dove, quasi come un diario, scriverò ciò che faccio
Sarebbe stato proprio bello fermare il tempo e guardare crescere gli altri, ma non si può.
Addio Bafs, sei solo un compromesso...
postato da: bafs alle ore 16:08 | Permalink | commenti (16)
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