Ho appena visto un film, un BEL film (cosa rara di questi tempi) con una grande fotografia e sceneggiatura,Angel-A di Luc Besson parla di un processo di purificazione, di come un uomo sull'orlo del baratro e del suicidio, incontra il suo angelo (alto pressapoco due metri) e... beh, non avrebbe senso dire altro, non anticipo nulla, ma ammetto che qualche lacrimuccia mi è uscita.
Come al solito mi sono immedesimato nel protagonista: in quanto essere vivente ho l'ambizione di rappresentare il centro dell'universo, il perno su cui tutto gira e sul quale sono centrati la maggior parte dei processi cognitivi, come si dice da queste parti: "W me che so lo re".
Ad Andrè (l'attore) tra l'altro gli somiglio moltissmo, ho gli stessi capelli, la barba e la pelle olivastra come lui, i lineamenti vagamente magrebin, è stato facile calarmi nel personaggio.
Ed anch'io in passato ho avuto la fortuna di incontrare un angelo il quale mi ha aperto gli occhi sul mondo e mi ha fatto diventare libero d atanti condizionamenti, da insicuro e pieno di dubbi che ero... e quell'essere sovrannaturale, non l'ho fatto più volare via, mi ci sono aggrappato ed è ancora qui con me.
L'amore, l'immortalità, una splendida Rie Rasmussen: come il proprio angelo una visione da non perdere.
Come al solito mi sono immedesimato nel protagonista: in quanto essere vivente ho l'ambizione di rappresentare il centro dell'universo, il perno su cui tutto gira e sul quale sono centrati la maggior parte dei processi cognitivi, come si dice da queste parti: "W me che so lo re".
Ad Andrè (l'attore) tra l'altro gli somiglio moltissmo, ho gli stessi capelli, la barba e la pelle olivastra come lui, i lineamenti vagamente magrebin, è stato facile calarmi nel personaggio.
Ed anch'io in passato ho avuto la fortuna di incontrare un angelo il quale mi ha aperto gli occhi sul mondo e mi ha fatto diventare libero d atanti condizionamenti, da insicuro e pieno di dubbi che ero... e quell'essere sovrannaturale, non l'ho fatto più volare via, mi ci sono aggrappato ed è ancora qui con me.
L'amore, l'immortalità, una splendida Rie Rasmussen: come il proprio angelo una visione da non perdere.







Il ventesimo giorno l'asino era ancora lì. Era ancora al ventesimo piano, nell'appartamento duemilaventi. Nato negretto, Annibale era diventato bianco con il tempo. Fino a venti giorni addietro era stato un sicario. Un sicario onesto, di quelli vecchia maniera. Venti giorni addietro, appunto. Quel giorno avrebbe dovuto uccidere una donna. L'aveva avvicinata in un locale notturno e le aveva offerto un cicchetto. Lei non aveva disdegnato l'offerta di Annibale. Avevano bevuto insieme. Una donna straordinaria, con il vizietto del traffico internazionale di droga. Un vizio pericoloso quando ti metti in concorrenza con un mafioso. Continuarono a parlare per ore. Fino a quando Annibale, ubriaco marcio, non le confessò il suo scabroso compito. Risero entrambi. Finirono per fare l'amore. Lì, nell'appartamento della donna, il duemilaventi. Si svegliò con il mal di testa in compagnia dell'asino. L'asino aveva avuto sicuramente mal di testa. Dopo venti giorni la testa spaccata dell'asino era ancora lì. Al ventesimo giorno le risorse alimentari erano quasi terminate. Il ventesimo giorno era il giorno in cui avrebbe dovuto affrontare di nuovo la vita. Uscire da quel maledetto appartamento. Affrontare i suoi datori di lavoro. In preda alle allucinazioni , Annibale chiese ai batuffoli di polvere ai bordi della stanza da letto cosa potesse fare. La polvere gli rispose che sarebbe andato tutto bene. I topi giocavano con la testa d'asino.