domenica, 22 aprile 2007



Trascrivo quello che d'impeto ho lasciato nel mio flickr blog
Queste forbicione per il metallo provengono dall'autofficina di mio nonno.

Avranno più di trent'anni, forse  cinquanta o sessanta... ma non è questo l'importante. Ora sono nell'officina di mio padre. Forse un giorno saranno nella mia.
Le stringe come un maestro, a me occorrono due mani per usarle ma di certo non ottengo la sua stessa precisione.
Le  rughe, i calli  non vengono certo per caso e se le è procurate solo per il mio futuro
Per farmi studiare, per permettermi di avere un'idea propria sulle cose, senza mai condizionare il mio modo di pensare o le mie opinioni. Ora lavoriamo insieme ma devo dire che, in vent'anni di studi vari, non ho mai avuto un insegnante così bravo. O un modello eccezionale, come lui...

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sabato, 14 aprile 2007
  Passeranno i mattini 
Passeranno le angosce
non sarà così sempre  
Ritroverai qualcosa   

    La fabbrica illuminata
   
LUIGI NONO        
Giovedì XIV, Aprile 2033

Tra i pochi boschi rimasti mi nascondo ed ho il "tesoro" con me; ma è una ricchezza non poter dividere le proprie cose con gli altri?
Ricordo i miei monti quando ero bambino: sembravano eterni con i loro alberi altissimi e quegli anfratti nascosti dove nessuno aveva messo piede. Credevo in Dio quando vi entravo, anzi, forse mi sentivo  Dio ma non capivo che così mi comportavo come ogni altro comune mortale.
Che fine aveva fatto quella solidarietà, quell'associazionismo che aveva guidato le piccole comunità di schiavi-operai nella società fordista. Ora, le multinazionali avevano preso il sopravvento, avevano infranto quegli esili legami sociali che si erano creati e, in un mondo globale, la gente iniziò a non conoscere più  il proprio vicino di casa, a pensare solo a sé, a prevalere sul debole.
L'individualismo e l'egoismo ebbero la meglio in molti  esseri umani e da allora i pochi ricchi possedevano più di tutti i poveri.

La tecnologia superò la tecnica, sarebbe bastato un black-out per tornare ai tempi della pietra visto che si era persa l'abilità del fare qualsiasi cosa.
L'uomo respirava, bastava quello.... non c'era più bisogno di guerre; la schiavitù del petrolio era finita e le energie alternative si erano diffuse ovunque. Benessere  per tutti o almeno così si credeva.
Quando alcune industrie cominciarono a comprare sorgenti e fiumi, nessuno pensò  male, anzi spinti da un'inattesa generosità verso il prossimo, si ragionò che in questo modo si potesse portare l'acqua anche in quei posti dove non era ancora arrivata.
Poi misero una fabbrica di Coca Cola ad un chilometro da casa. Nessuno sapeva che per un litro di quel veleno occorrono 8 litri di acqua. Nel mio giardino bastava infilare un dito per terra che usciva un geyser.Da allora tutte le piante della mamma si seccarono. Il popolo protestò: cortei, striscioni, scioperi della fame ma invano.
Vista l'arsura collettiva, un noto politologo del luogo consigliò: "Avete sete? Bivatev' 'l vin'! ".

Gli avessimo dato retta e piantato delle vigne sui nostri floridi colli. Forse a quest'ora non sottostaremo al ricatto della sete impostoci dall'alto.
Una bottiglietta d'acqua costava quanto uno stipendio mensile, le televisioni consigliavano di essere parsimoniosi col nuovo petrolio ma nel mondo tranquillamente si continuava ad usarlo nelle fabbriche.
Iniziarono gli scioperi generali ma io non aderii, lo ritenevo inutile  parteciparvi. Ho sempre pensato che le fabbriche consigliassero ai sindacalisti quando scioperare cosicchè risparmiavano qualche giornata di lavoro in quei periodi di sovrapproduzione o manutenzione. E poi non mi lasciavo dare ordini su cosa pensare. Non mi lascio comandare su niente, da sempre.
La prima sorgente la feci saltare due anni fa. Da allora oltre trenta attentati seguirono e cominciò "La rivoluzione Ernica". La "mia" rivoluzione perchè nessuno seguì i miei passi.
Quei monti dove ero cresciuto furono il mio Chiapas, li occupai e non riuscirono mai a trovarmi. Almeno fino a questo momento, da giorni chiuso al buio in una caverna circondato da soldati che sparano ad ogni animale che si muove.
Nella caverna dove mi nascondo ho trovato una sorgente sconosciuta ma non posso condividere questo "tesoro" con nessuno. mi ucciderebbero e si gusterebbero ogni piccola lacrima che scivola dalle roccie.
Oggi non possiamo vivere in più persone nella stessa goccia, la mia acqua è di tutti, in tanti hanno sete ma non la darò a nessuno.   E' la sintesi finale, così va il mondo, quello "nuovo"....
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categoria:acqua, rivoluzione, alatri, ciociaria, ernici, coca cola, monti ernici
martedì, 10 aprile 2007
- A me non piace il paese dove vivo - si ripeteva tra sè e sè il vecchio B.
I pensieri non sono semplici parole che scorrono labili per la testa e poi si perdono nel niente. Il cervello di un essere umano non è un televisore e, anche se, ragiona male, è pur sempre un cervello... almeno credo.
Ma ci sono quei ragionamenti che ricorrono più volte, che si ripetono imperterriti senza cadere nell'ossessività; colpa dell'abitudine, di quel quieto vivere senza il quale un vecchio malridotto non resterebbe nel suo paese di nascita.
Il vecchio B. aveva all'incirca 83 anni ma non li dimostrava. O almeno così sembrava. Sempre dietro le sue le sue passioni, a fotografare dolmen, a correre tra i monti, a swingare canzoni; per i più a fare niente ma per se stesso era molto.
Era il giorno del venerdì santo e nel suo paese si svolgeva la rituale processione. Sempre la solita, da 83 anni a questa parte, con gli stessi personaggi e comparse.  Se qualcuno mancava all'appello era perchè malato o, peggio, morto.
La maggior parte degli abitanti del paese conosceva solo Cristo, Mosè e Barabba ma anche lui non era meglio: se non avesse avuto internet non avrebbe mai saputo chi fosse Erode Antipa.
Aveva smesso di parteciparvi perchè stanco di essere scambiato per Caino anche durante gli altri giorni dell'anno. Aveva provato a cantare nello storico coro del  miserere ma conosceva il latino e dovette rinunciare.
Ad 83 anni era forse per l'ultima volta che assisteva alla crocifissione. Se lo era domandato anche l'anno precedente, di certo, come sempre, non avrebbe voluto osservarne un'altra. Ma era lì.
Guardava tutto il pubblico che a migliaia si accalcava sotto la croce: dieci, cento, mille, diecimila teste che attonite osservavano il cristo morente.  Arrivò il momento conclusivo: Gesù chino il capo e spirò. Come ad una prima cinematografica un applauso festante si levò tra i presenti e rimbombò verso il cielo.
Il film era piaciuto. Lo spettacolo era finito. Come 2000 anni fa cristo era morto e la gente era contenta.
B., come sempre, si chiese come si potesse applaudire la morte di un uomo, di un povero cristo.
Entrò dentro un bar, ordinò un campari e ritornò a casa.
Forse l'anno venturo le cose sarebbero cambiate, il mondo non sarà sempre uguale.
Era il senso della sua vita: trovare risposte senza nemmen conoscere la domanda.
Il vecchio B. questo non lo capì mai e, come tanti dalle sue parti,  sarà  lì ad aspettare ancora.
Forse tra un anno lo scoprirà... forse....
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categoria:alatri, vignirdì santo