Sto per raccontare una storia.. forse vera, certo non falsa. Di un paese, il mio, Alatri, abitato da abitanti medi che più medi non ce ne sono.Non spetta a me giudicare se questa sia una buon cosa o meno; di certo in un paese di gente che più normale non c'è, un qualcosa eccelle: S.Sisto, il nostro patrono, non è un santo normale. E' il santo dei santi, il più bravo di tutti, soprattutto il più santo degli altri.
Sta di fatto che quando incontrava gli altri beati si vantava continuamente di ciò: "Sisi, tu chiaccaravi cogli cani e gli cellitti, iè invece so purtat 'n putracchi' (un somaro) ncima a cvta (all'acropoli)" (il famoso miracolo della mula) oppure: "Tu può' sciolle la sangue ma mica ti portan a spasso per gli paese accom' a mi" (la processione)
La situazione in paradiso stava diventando insostenibile; raccolsero molte firme che indussero il Principale a prendere provvedimenti. Visto l'avvicinarsi del Carnevale, la statua dorata del santo avrebbe preso vita e poteva così coronare il suo sogno di passare una giornata con la gente che tanto l'amava.
Appena saputa la notizia, S.Sisto scese dalla preziosa macchina con il quale viene tutti gli anni trasportato e cominciò a girare per le strade del paese.
Nessuno però se lo filava, provò a chiedere dei chewingum ma non gliene offriva; per comprarsi un panino dovette impegnarsi un mignolo, solo un barbone col cordone da frate gli offrì un pò del suo vino.
Visto che era ignorato da tutti, decise di aspettare il giorno della sua processione, quaranta lunghi giorni di passione, senza una casa, una dimora, con la sola compagnia del barbone... e del suo vino.
Giunse finalmente il mercoledì dopo pasqua, giorno sacro per il mio paese dove i trentamila miei compaesani si riversano festanti per i vicoli a mangiare panini con la salsiccia (ed oggi anche il kebab), a sentire il concerto gratuito di un cantante famoso ed a vedere, ovviamente, la processione.
S.Sisto ebbe però una triste sorpresa: la macchina era priva della sua presenza, ma, come se niente fosse, veniva portata ugualmente tra la folla che, astante, lo inneggiava, come se stesse ancora lì su.
Provò a rispondere ad una vegliarda che, scalza, implorava una qualsiasi grazia. "Signò, so iè.. sò S.Sisto! ti gli facci' vinci iè 'n bei terno ai lotto" ma la vecchia, scambiandolo per un finto mago imbroglione, lo denunciò ai vigili per molestie e truffa.
La sfilata ebbe termine come al solito, poco importava se la selvaggia parata fosse priva del suo protagonista. Nessuno se ne accorse.
S.Sisto, deluso, affamato, affranto, chiamò la mula che secoli fa, impuntandosi, aveva trasportato la sua reliquia fino al paese ma neanche lei rispose all'appello. Era condannato a vivere in un paese che forse non lo venerava per ciò che era veramente
Solo il barbone lo riconobbe, gli offrì dell'altro vino e dei vestiti puliti e gli ricambiò lo sguardo con riverenza, con gli occhi di chi sa di essere ignorato. Ancora oggi, se camminate per il mio paese potete incontrare il clochard che cammina vago per i vicoli. Ma il S.Sisto vicino lui ancora non lo riesce a vedere nessuno...






