domenica, 31 dicembre 2006
Ci sono canzoni che influenzano la propria vita, altre sembrano scritte proprio da noi stessi ma, chissà come, alcuni cantautori ne sono riusciti a copiare il testo.
De Andrè lo ha fatto con me: io non ero ancora nato ma sono sicuro che "Un giudice" mi appartiene... o meglio, l'idea è la mia e lui me l'ha rubata....
La mia ragazza vive da qualche tempo con alcuni cani trovatelli: io non ho niente contro di loro, anzi li amo alla follia forse ancora più dell'amorosa stessa. Essendo questo blog un pò alla deriva e letto soltanto da amici fidati, posso confidare che alcune volte fingo di andare a casa sua per uscire insieme, poi in preda ad un attacco intestinale acuto, chiedo di passare il resto della giornata nel soggiorno per non incorrere in spifferi... e per abracciare quei cucciolotti amorevoli!
Da subito però, ho avuto un'avversione innata per una di loro: Il suo nome è Bassotta, non a caso ma perchè è un incrocio di tutte le razze di bassotti che si sono avvicendate  sulla faccia della terra
dalla notte dei tempi
Sarà forse che hanno il corpo troppo  vicino al suolo e non riescono quindi a respirare l'aria più salubre, può darsi inoltre che le loro zampe ungulate richiamino alla mia mente gli artigli di un avvoltoio ma, come il De Andrè aveva scritto (o meglio, mi aveva copiato) in "Un Giudice", penso che i bassotti abbiano semplicemente la testa troppo vicino al loro deretano e che i loro pensieri siano contaminati da ciò che è più insano e sporco di un essere vivente.
Sta di fatto che dal primo giorno che mi ha visto, mi ha sempre osservato con un viso strano, con uno sguardo diffidente che aveva poco del cagnesco ma molto dell'umano. Da allora ho iniziato con lei una guerra psico-maniacale, fatta di trappole e scherzi terrorizzanti, di pizzichi e trapanotti perforanti.
Per ultimo, riflettendo sul consiglio che i telegiornali dicevano a riguardo dei botti di natale, invece di fasciare le sue orecchie, la abbranchiavo per le zampe e, sollevandola di forza, la immobilizzavo fuori di casa a sentire le esplosioni continue provocate dai vicini di casa. Oggi, c'è gente che si diverte con poco, non vi pare?
Ma non mi bastava vedere la sua faccia terrorizzata, volevo che lei provasse terrore anche quando non mi trovassi nelle vicinanze. Volevo provocare in lei il terrore Perfetto ed Assoluto, volevo rappresentare la sua idea di paura. Acquistai di contrabbando un enorme numero di petardi rossi ed esplosivi e li ho nascosti in una cantinetta vicino la sua cuccia; grazie ai  rumori dei petardi esplosi la notte del 31 dicembre, nessuno si sarebbe accorto dell'enorme esplosione che avrei provocato.
Convinto di aver avuto un'idea geniale, la notte del 30 ho preparato tutto meticolosamente, una sedia sulla quale immobilizzarla, delle catene,un lucchetto; tutto era  pronto. In più quasi a tranquilizzarla, le feci anche diverse carezze, la volevo illudere di quella calma che si è soliti concedere a tutti quei condannati prossimi al patibolo.
Invece la Bassotta mi ha reso pan per focaccia: non so come, assieme alla cena mi aveva sciolto nel vino un potente sonnifero ed io sentendomi sbronzo come un asino, sono rimasto a casa della sua padrona a dormire.
Dopo aver fasciato le orecchie a tutti i cani del vicinato mi ha trascinato in quella santa barbara artigianale che avevo allestito, mi ha legato ad una sedia ed una volta sveglio l'ho vista camminare su due zampe con in mano una sigaretta ed una miccia.
Col suo volto volpino, mi disse: -Presto conquisteremo il mondo, noi bassotti non siamo inferiori a nessuno, non perirai con questa esplosione ma il tuo udito verrà severamente danneggiato, impazzirai come la tua razza fa ammattire noi poveri cani con quegli inutili fischiabotti - E fumando l'ultimo tiro, spense la Marlboro ed accese la miccia...
L'esplosione fu devastante, fu udita un pò ovunque e la mattina mi ritrovai non so come nel mio letto, col solito enorme cerchio alla testa che si è soliti avere dopo una bevuta colossale.
Avere nelle orecchie dei tappi di cerume secolari che hanno attutito il colpo, è stata la mia fortuna. Presto riotterrò  il pieno controllo dei miei sensi e continuerò la mia missione contro quella razza infame di cani nani e tozzi.
Ma per il momento non ne voglio più sapere, oggi sto a casa mia e festeggerò il capodanno con i miei gatti ed i miei genitori. Buon anno a tutti...tranne che ai bassotti, ovviamente!
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categoria:racconto, bassotto, mania
venerdì, 22 dicembre 2006


Ieri sono andato a cena con tutti i meccanici della provincia: chissà perchè quando parlavano di motore non ci capivo niente e mi estraniavo, quando si discuteva di vino ero il più sapiente della sala.
Prima che le mie mani diventino come le loro ne passerà di tempo, forse ho sbagliato mestiere, dovevo fare il sommelier...
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giovedì, 21 dicembre 2006


Oltre al freddo siberiano, trovo tante affinità tra l'officina dove lavoro e "le anime morte" di Gogol', il libro che attualmente sto rileggendo.
 Mi spaventa il riscontro di ciò che leggo con la società odierna; nonostante sia stato scritto nella prima metà del XIX secolo, i personaggi del romanzo assomigliano a tante persone che conosco, piene di formalismi, attenti all'apparenza ma scarsi nei contenuti umani. Forse lo siam già tutti, va a capire chi è il vero morto...
Ispirandomi al libro ho inoltre suggerito  a mio padre di mettere sotto contratto le anime degli operai morti sul lavoro, sono tantissimi e lo stato li dimentica quasi da subito. 
I morti non lavorano? Forse, ma qualche contributo statale di certo arriverà, prima o poi qualcuno ci penserà per davvero...
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categoria:economia, cinismo, alatri
domenica, 17 dicembre 2006
...Metà dicembre, fra un pò si danno le vaKanze... basta con i Kompiti, le interrogazioni, dal 22 basta con la sKuola, la mattina si esce e ci si riempie di fumo nella sala biliardo del paese...

Una decina d'anni fa scrivevo pressappoco in questo modo; con il sapere di oggi ho aggiunto le virgole altrimenti sarebbe stato  un per niente scolastico flusso di coscienza di oltreduemila parole.
Una cena con i vecchi compagni di classe del liceo mi ha fatto riafforare tanti ricordi,  rimorsi e rimpianti.
Non ero di certo un Joyce o un Beckètt, a scuola: la sveglia alle 7, una letta veloce ai compiti che dovevo fare,  classico litro di latte bollente che ogni mattina mia madre mi faceva trovare sulla mensola della cucina e nel quale affogavo i residui di sonno che avevo o un panettone, un pezzo di pane  o due confezioni di oro-saiwa (avevo un tazzone speciale assai capiente).
Così salivo in sella al mio vecchio Piaggio-Ciao coi baffi, residuato bellico degli anni '60, e pedalavo fino all'istituto per farlo partire. Non si accendeva mai, forse il freddo, sicuramente la poca miscela, sicuramente gli amici ci pisciavano dentro e non me ne sono mai accorto.
A scuola, se ci andavo, era un trauma: mia madre sicuramente scioglieva nel latte caldo o il prozack o il bromuro o, se mi andava bene, il roypnol e le prime due ore erano più per smaltire il torpore dovuto alla sbronza di sonno che quotidianamente mi accompagnava.
Il resto della mattinata lo passavo a guardare le mutande sporche della professoressa, a leggere la parte dei libri scolastici che non faceva parte dei programmi o a esser vittima di cancellinate da parte dei compagni di classe più robusti, cattivi e, soprattutto, fascisti.
Se invece marinavo la scuola (cosa più probabile, andavo a fare sega almeno una volta a settimana per la triste abitudine di farlo) era d'obbligo il classico giro per i tanti bar del centro,  incontrare un possibile compagno di merende o, peggio, rinchiudermi nella vecchia sezione del partito comunista intitolata a un tale Pedullà, che ignoravo proprio chi fosse, con la compagnia di una chitarra con poche corde, una bottiglia di vino rosso (il metanolo del Piemonte) del discount, un panino con delle fette di  mortadella spesse due centimetri. Si facevano grandi letture in quella piccola biblioteca di sezione.  E per quanto ero intelligente, m'illudevo di capire Marx, Lenin o Lukacs... che grande fesso ero.
Oggi, nel vedere tutti quei compagni di classe per lo più laureati, chi nel mondo della politica o con la testa a confindustria, chi a farmacizzare viagra per le multinazionali oppure a progettare strategie di mercato per i McDonalds, assaporo quell'illusione di un tempo che era in tutti noi, che potevamo e volevamo cambiare il mondo ma, più conscienti che consapevoli, eravamo solo destinati ad asservirlo, io per primo.
Il destino non si può creare, ci adattiamo a ciò che ci viene dato dall'alto e, purtroppo per noi, non c'è niente di sovrannaturale o metafisico, è scritto solo dalle regole  sociali... e dal tutto che scorre...
Non era bello creare compiti di religione blasfemi, storpiare Cicerone o posizionare l'Insulindia presso il circolo polare artico? O stare ore ed ore a discutere del futuro della Lazio invece che, ad esempio, leggere Carducci?
I miei rimpianti  sono per il presente, le cose fatte tempo fa ogni tanto riafforano e mi fanno sorridere: vorrei il mio domani più simile a Ieri  ma ho la sensazione di essere cresciuto, di avere mille responsabilità: occorre sposarsi, mantenersi, lavorare non sempre dove ci piace e, qui mi dispiace, dare un calcio ai nostri sogni per dei compromessi. E chissà se ne vale la pena...
Ironia della sorte, invece delle vacanze, Lunedì 18 Dicembre comincerò a lavorare per l'ennesima volta con mio padre; l'università prima o poi la finirò, la musica la continuerò a suonare solo con la testa, le mie mani saranno impegnate a stringere bulloni e affini.
Per motivarmi e continuare questo lavoroa lungo, trasformerò il mio blog in il blog dell'autoriparatore dove, quasi come un diario, scriverò ciò che faccio
Sarebbe stato proprio bello fermare il tempo e guardare crescere gli altri, ma non si può.
Addio Bafs, sei solo un compromesso...
postato da: bafs alle ore 16:08 | Permalink | commenti (16)
categoria:alatri, bafs, autoriparatore