venerdì, 29 settembre 2006

Nel leggere che Paolo Villaggio sia stato ispirato dalle opere di Gogol', un autore russo dell'800, per la creazione dei suoi personaggi, mi ha un pò sconcertato.
Per carità, non reputo banale il rag. Ugo F. o Fracchia la belva umana, anzi penso che i loro profili psicologici siano stati tracciati in maniera geniale: l'esasperazione dello status con la successiva trasformazione in status quo è uno specchio quanto mai fedele della realtà umana dove poco conta il tanto decantato spirito decoubertiano del partecipare ed importa solo primeggiare,  vincere, l'essere più importante rispetto ad un qualsiasi altro soggetto sociale.
Reputo impossibile che una società feudale e retrograda come quella russa descritta in brevi racconti da Gogol'  sia, per molti aspetti, uguale ad una società italiana o europea che si voglia, ma osservo che  persistono i privilegi, che contano ancora le amicizie importanti, che un uomo o donna senza un determinato aspetto fisico non valgono quanto una persona dalle fisionomie gradevoli o con un colore simile
Un essere umano senza naso non è sempre un essere umano? Una donna senza labbra non è forse una persona? Un baffo senza baffi non è pur sempre Baffo?
Mi vergogno di cadere anch'io in questi tranelli ma non mi giustifico, cerco solo di non chiudere gli occhi quando poggio la testa sul cuscino e di resistere, con tutte le mie forze, all'iper-attivismo postadolescenziale che stanca il mio corpo di giorno, che mi fa scalare montagne nel pomeriggio ma che non deve impedirmi di leggere un libro (almeno) di notte.
Perchè si cresce sempre e non si smette mai di apprendere ed il lavoro è per chi non ha nient'altro da fare (o almeno così dovrebbe essere).
Buon weekend a tutti.

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categoria:baffo, gogol
giovedì, 21 settembre 2006

Da domenica son tornato ad essere un finto meccanico figlio di un "vero" meccanico e nipote di meccanico dei primordi. 50 anni e passa nel motore, broom.

Domenica ho terminato di scaricare l'opera omnia di Bach (l'intera discografia). E' stupenda, sono tre giorni che l'ascolto, forse per l'Ottobre del 2012 l'avrò sentita tutta;  forse nel 2015 saprò suonare qualcosa, sicuramente prima di essermi laureato...

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categoria:ottimismo, constatazioni
lunedì, 18 settembre 2006

"Dai, non ti preoccupà che ho un ki-way in macchina" e con un saluto fugace all'amorosa (non mi piace dire la mia ragazza) mi tuffo sotto una pioggia battente per la solita corsetta quotidiana.
Almeno così doveva essere. Era bugia, non avevo nessun impermeabile con me ma quando sentivo il Suo richiamo, dovevo trovarmi da Lei il prima possibile.
Non posso dimenticare la prima volta che incrociai il Suo sguardo. Solita corsa solitaria, solita  pioggia, sperso tra i boschi di Vallefredda (un nome, un programma) nelle campagne di Fumone.
Fumone è un paese strano: pochi abitanti, un'antenna maledetta che con le sue radiazioni sconvolge chi vive in quello splendido borgo medioevale, noto più che altro per le vicende di Celestino V e Bonifacio VIII, di conti e marchesi
"Chissà perchè bisogna aver paura della pioggia" pensavo tra me e me mentre affrontavo la dura salita e cercavo di ignorare quell'obrobrio lontano. "Un pò d'acqua non farà male a nessuno" .
Inoltre la campagna ha tutto un altro sapore dopo un temporale: l'odore di tabacco bagnato delle foglie cadute, i silenzi dei cani pastori, gli sguardi silenziosi del sottobosco che fanno aumentare l'incedere dei passi.
E lì, per la prima volta incrociai i Suoi occhi, di donna normale e incosciente, una luna che, tra le nubi, fa capolino, Lei che diviene belva.  I cani che ogni tanto mi latravano contro, ammutolirono al suo cospetto, io sfiorai le sue labbra e me ne innamorai alla morte.
Col passare dei giorni le mie visite erano sempre più frequenti ma Lei era tornata la donna di sempre, non più quella femme fatale in cui risplendevano i raggi della luna... Idiota che sono, era la luna che le faceva mutare di significato!
Scoperto il segreto, di nascosto salii sulla grossa antenna nel centro di Fumone, arrivai sulla  cima e, sfidando ogni sorta di pericolo e convinzione che ne proibiva l'accesso, richiusi la luna in un  sacco di tela che avevo appositamente acquistato. Chi lo dice che non si può fare... qualcuno ha provato mai a catturare la luna?
Portai il pianeta nella Sua casa, spensi le lampade e chiusi tutte le finestre. Una volta libera i raggi della luna fecero effetto ma stavolta  la trasformazione di Lei fu completa. Oltre agli occhi selvaggi, tra le mie braccia sentivo le sue gambe rassodarsi,  le Sue dita iniziarono a graffiarmi come artigli, la Sua pelle s'inspessì e, dai pori del cuoio, spuntarono dei peli lupeschi.
 Schiavo di quell'abbraccio, baciavo la Creatura come se fosse acqua e non ne avevo mai bevuto prima.Lei mi asciugava i capelli con il Suo petto villoso e come tanti prima di me, amai anch'io la donna-lupo.
Tutti i giorni, grazie al chiarore della luna prigioniera, si ripeteva la trasformazione e, successivamente, l'amplesso dei due amanti clandestini. Dopo quei momenti, io scrivevo poesie o componevo canzoni, o scattavo fotografie; Lei, invece dormiva e non rispondeva ai miei tentativi di volerne ancora. la luna con un sorriso ironico mi derideva silenziosa. Indispettito chiesi al vecchio satellite cosa pensasse di me e così mi rispose:
"Questa è la fine a cui, prima o poi, tutti volgono: il vostro è stato sicuramente il più grande amore di sempre ma guardati ora cosa sei: servo, schiavo di una donna-lupo che non ti rispetta, che desidera solo prendere da te senza un contraccambio.E come amante cosa sei... uno dei tanti, anonimi, insignificanti esseri umani che sono solo un puntino in confronto alla maestosità delle montagne che ti circondano, del pianeta, dell'universo intero "
Anche se ormai era tardi avevo capito; apri la finestra e la feci uscire
, forse creerà altre donne-lupo a loro volta assecondate da un numero sempre più grande di stolti;  ma ognuno fa quello che capisce, così si dice dalle mie parti..
La letteratura o la musica o la fotografia o l'arte pura in sè, elevano l'uomo ad un individuo migliore ma in cambio di cosa? Di quale popolarità o guadagno... si può chiamare  successo, forse?
Ti vedo, vero amore mio, mentre scrivo penitente questi quattro righi; anche tu stai ora dormendo sul divano ma con l'innocenza di una bimba, non con la tragressione di una lupa. Quando leggerai questo testo forse non vorrai più sentire parlare di me ma come posso darti torto.
Ma ti prego, per il tuo e soprattutto per il mio bene, non fissare il tuo sguardo sulla luna! Per favore, non farlo mai...

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categoria:racconto
mercoledì, 13 settembre 2006

Il difetto più grande di un Alatrense cresciuto a pane e ciociaria? Non poter discutere in una lingua differente dall'italiano. Per la mia pronuncia molto frusinate di alcuni sociologi stranieri sono stato canzonato dal professore che, nonostante abbia valutato assai bene la mia preparazione, ha trovato divertente la mia influenza dialettale. Se ha sorvolato sul mio meccallen (McClellod), è stato un'ora a ridere sul mio tentativo di pronunciare alla francese Tonnies. "Si dice tennis, quasi come lo sport" con l'ovvio significante di aver gradito gli approfondimenti extra apportati al programma ma, insomma, "sempre 'n ciociarotto ero!". E non aveva tutti i torti...
Sono cominciate le scuole, per evitare ai bambini simili future deifallance vorrei rivolgere a tutti gli insegnanti un appello, menzionando una frase di Don Milani che mi ha molto colpito:

-Io vi pagherei a cottimo, un tanto per ragazzo che impara tutte le materia. O meglio, multa per ogni ragazzo che non ne impara una. Allora l'occhio vi correrebbe sempre su Gianni (lo studente che va peggio degli altri). Cerchereste nel suo sguardo l'intelligenza che Dio ci ha messo certo uguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha più bisogno trascurando il più fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte con il pensiero fisso su di lui a cercare un modo nuovo per fare scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna. Non vi dareste pace, perchè la scuola che perde Gianni non è degna di essere chiamata scuola-

Un pensiero del genere deve essere postato. Gianni nonsarà un Bafs ma, anche se non credo a profili genetici per quanto riguarda la  trasmissione linguistica, sono quasi convinto che  il mio sistema linguistico-fonetico è biologicamente inadatto a qualsiasi forma di dialogo. Mi resta solo il dialetto, i ess'! megli di niend (ed ecco, meglio di niente!).
Straniero in patria, schiavo della parola, vittima dei significati. Ritorno ai miei libri, vi saluto in francese: ehm, come si dice.... orvuà!

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categoria:alatri, ciociaria, monti ernici
domenica, 10 settembre 2006

Appena sveglio, con gli occhi ingialliti da questo raffreddore virale settembrino, guardo lo specchio nel bagno e saluto l'altro me: "Salam ‘alaykum (salamalek)". Non conosco l'arabo ma sicuramente è da qualche parte dentro me. Con questa barba, che in una settimana diventa una pelliccia, con la mia pelle olivastra, con i capelli afro-cubano impettinabili: insomma, la differenza con  Abu Abbas è minima.
Difatti, l'altro dì, sono andato ad Ikea con la ferma intenzione di acquistare solo le mitiche patatine svedesi. Vedevo la gente intorno che mi guardava diffidente, nemmeno uno di quei truffatori all'ingresso che sembrano fare volantinaggio ma che vogliono solo spiccioli, mi si filò. Anche la guardia giurata mi pedinasse. Impressioni? Vittimismo? Chissà quale gene remoto è emerso ai tempi del concepimento di bafs, sono convinto che il popolo italiano è frutto di movimenti migratori millenari ma  ora si stigmatizza volgarmente anche una possibile somiglianza con la cultura araba.
Comunque queste sono cose tollerabili, mal sopporto invece mio padre che quando mi vede fare stretching, sulle ginocchia in posizione prona, chiede: "Ti sei rivolto alla Mecca?" oppure quando esco vestito interamente del mio colore preferito (il bianco) sentenzia: "Vai a venn' i gelati a Istanbul?".
Non che sia offensivo, per carità;  però pure dal papi.... Vedendo la foto qui sotto non è che potrebbe parlare tanto. Questa l'ho un pò modificata col photoshop, invecchiandola secondo lo stile di
Andrzej Dragan un fotografo polacco davvero innovativo. Se vi piacciono le foto venite a visitare il mio flickr account, mi farebbe davvero piacere sentire qualche commento a riguardo.
Ovviamente,  salamalek a tutti!

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giovedì, 07 settembre 2006

Finalmente nel mio paese un concerto come si deve, con il pubblico delle grandi occasioni a riempire i vicoli e le piazze del centro cittadino.
Un gruppo storico quale i  P.G.R. (ec CCCP, ex CSI) a scombussolare la routine di un paese, simbolo dell'Italia media e normale: ad esempio, se in Italia il 20% della popolazione lavora nelle fabbriche, ad Alatri (il mio "villaggio") il 19,99% è impiegato in stabilimenti industriali; se il 31% degli studenti lascia gli studi universitari, rigorosamente il 31,01% dei giovani alatrensi abbandona il cammino accademico.
Insomma, anche se i dati che ho menzionato erano del tutto inventati, abito in un perfetto punto di collegamento tra il Nord e il Sud-Italia, considerato anche dalla Rai il comune perfetto per conoscere in anteprima i possibili audience televisivi (come  Coliandro).
In questo paradiso del senso comune, cosa c'entro io? Ovviamente niente (prima affinità con il Ferretti dei PGR), immune alla moda, senza alcun senso civico, innamorato solo della bellezza di questi posti. Certo, sono un assiduo frequentatore di tutti i quindici bar presenti nel centro storico ma, visti i miei mezzi scarsissimi a disposizione, mica posso andare in Germania o iscrivermi a Lotta Continua o  simile(prima divergenza).
Poi, si pensi all'impatto che può avere una persona che si presenta sul palco con dei calzini bianchi di cotone e dei mocassini neri, quasi come uno scolaretto di ginnasio. Come hanno giudicato me per aver indossato una tutaccia rossa durante una serata, gli alatrensi hanno malamente digerito questa sfida alla moda comune (Seconda Affinità)  definendolo un pò sciallato (persona sciatta, per chi ancora non conosca questo termine dialettale).
Devo dire che stranamente conoscevo a memoria tutte le canzoni: non è certo uno dei gruppi che ha caratterizzaro la mia formazione musicale e, tra l'altro, non possiedo  alcun loro Cd. E non capisco nemmeno il suo comunismo, visto che ho smesso di avere un pensiero politico da tempo. Il  Consorzio dei Suonatori Indipendenti (CSI) non è stato mai  proprio "autonomo",  legato anch'esso alle leggi del mercato che schiavizza il mondo della musica al solo denaro e relega la creatività di musicisti straordinari al servizio di persone che hanno la sola presenza scenica (seconda Divergenza).
Certo il Ferretti sa stare sul palco in un modo straordinario: alle carenze tecniche dei suoi musicisti supplisce con lo sguardo, pare che i suoi stiano guardando contemporaneamente tutto il pubblico presente, per non parlare della la sua voce imperiosa e grave, dei suoi testi poetici (che sembrano scritti col dizionario dei Sinonimi & Contrari); trasmette creatività, crea sentimenti, fantastico!.
E mentre tutti insieme urlavamo al cielo la mitica Cupe Vampe, una lacrima sgorgava dai miei occhi da beone, consapevole che in un paese come questo, dovrò aspettare almeno dieci anni prima di un altro concerto decente. Quanti altri Little Tony dovranno passare per questa piazza, in questo paese medio che più medio non c'è,  in questa dickensiana Coketown del centro-lazio, dove il tempo non vuole passare mai ed occorre avere tremila passioni per ingannarlo un poco.
Caro Giovanni Lindo Ferretti, hai visto quante panzane mi hai fatto scrivere? Già mi manchi, torna presto...

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categoria:alatri, ciociaria
sabato, 02 settembre 2006
Le ultime serate dal vivo... ed è finita anche questa estate.
Ho latitato su questo blog, ma come potevo scrivere se stavo sempre scorrazzando da una parte all'altra di una ciociaria  mai vista prima, delle frazioni di paese sperdute,  della puzza di vino mal digerita di alcuni bar  di quartiere.
Un giorno pranzavo allegramente in un agriturismo locale. Si chiamava "la muliera" appunto perchè aveva come specialità l'allevamento di asini e muli.
Proprio la vista di un somarello mi destò dal torpore dei tanti bicchieri di vino bevuti. Era stupendo e non resistetti alla tentazione di accarezzare il suo pelo morbido. A mò di cane, con la coda mi faceva le feste  e, essendo anch'io un pò asino (ma in un altro senso del termine), cominciai a decodificare il significato dei suoi sguardi.
-Oggi è stata una giornata dura- mi dicevano le sue pupille dilatate -Tutto il giorno impegnato a montare una ciuchina qui vicino-
-E' tosta la vita di campagna, eh?- osservai io -Perchè non vieni a vivere in città assieme a me?-
-E come faresti? Io costo un migliaio d'euro- ed ammiccò fiero, guardando i miei, ormai celebri, pantaloni rossi, segnale di miseria e degrado
Avevo messo qualcosa da parte per acquistare uno strumento nuovo ed allora, in cagnesco, lo rimproverai:
-Mi stai a guarda in saccoccia? Va a fa gli bene agli asini-  ed infilai nella sua bocca un pò di paglia secca, seccato dalla sua allusiva discriminazione. Forse l'odore di selvaggina proveniente dalle mie mani, forse l'indole sessuale preponderante che neanche la ripetuta monta aveva placato, la bestia cominciò a leccare avidamente la mia mano e, giuro, era davvero piacevole e rilassante.
-Ma io mi ti compro!-  gli urlai -invece di un basso elettrico nuovo, mi ti prendo a te!-
Offeso, credo, per l'accostamento ad un oggetto musicale, annerì il verde dei suoi occhi e cominciò a stringere forte forte le mie dita, volendomi certo privare del mezzo principale per suonare. Il dolore era tanto ed inoltre sentivo crescere le orecchie proprio come le sue, le mie zampe che velocemente si affusolavano ed indurivano, la corteccia celebrale che si comprimeva per tagliarmi la ragione. Come un pinocchio, voleva portarmi alla sua forma o peggio, trasformarmi in uomo-asino.
Provai a mordere la mia ragazza, sperando che nella buona e cattiva sorte, seguisse il mio destino ma era molto più furba di me e si era allontanata da un pezzo (aveva di sicuro capito le mie intenzioni egoistiche).
Giocai allora il tutto per tutto: imitandolo, gli schioccai un morso poderoso sul collo e iniziò anche lui un processo di trasformazione in essere umana.
In questa buffa presa, l'uno avvinghiato all'altro, il primo a lasciare fu lui. Terrorizzato guardava le dita che gli erano spuntate dagli zoccoli, la coda che si era ritirata quasi del tutto e chi aveva lasciato il deretano preda delle mosche ma, innanzitutto, aveva cominciato a ragionare come un uomo vero proprio:
-Tapuzzà da 'n corpo, levati  aecc' da pedi prima che ti ficc 'na zampa in canna!!!-
Eh si, oltre a parlare dialetto, si stava trasformando in un essere umano vero e proprio, tale e quale ad alcuni abitanti queste campagne tranquille ma desolate
Presi un coltello, tagliai il  dito infetto e la mia mutazione si bloccò ma la sua, eheheh, continuava....
Non provai pena per lui: certo, sono rimasto un pò ciuccio ma su, ammettiamolo, chi di noi non lo è o non lo è stato in passato. Un uomo-asino si sopporta; io, durante il giorno, ne abbozzo così tanti.
Ma un asino-uomo... nononononnoronò, non si può proprio tollerare!
postato da: bafs alle ore 13:37 | Permalink | commenti (15)
categoria:ciociaria, asino