domenica, 23 luglio 2006


In uno dei tanti pomeriggi inutilmente vissuti, mentre guardavo una registrazione dell'estrazioni del lotto, avevo notato che un indefinito qualcosa era uscito silenzioso dal tubo catodico. Mi avvicinai al mobile e sul pavimento intravidi un'agonizzante struttura tridimensionale. Forse avevo bevuto troppo ma lì davanti a me c'era il numero sette in carne ed ossa che chiedeva di essere raccolto ed ascoltato.
Con la voce rotta dal pianto mi sussurrò: "Ti ricordi di me? ero il tuo voto preferito ai tempi del liceo. Dammi il colpo di grazia: ti prego, azzerami! Ormai a questi giovani moderni non conta più il giusto valore che rappresentavo, conta solo la mia misera presenza su di un foglio di carta"
Lo interruppe un borioso Otto, che non so come, era uscito anche lui e rimbalzante incalzava:
"Oggi è importante primeggiare, i secondi si servono in tavola; io sono il voto perfetto, dalle linee tondeggianti ed armoniose. Le vere persone sono caratterizzate dai tanti Otto presi durante un'esistenza, il resto è solo noia"
"Ma che t' passa per la capoccia" rispose in dialetto stretto un altro di questi strani esserini che, indefinito, aveva la bocca coperta da una gefia bianconera.
"Tu, caro Bafs, con la tua improvvisa trasformazione in zecca durante il terzo liceo, hai abbandonato il mondo dei secchioni per prendere valutazioni come me. Cosa hai raccolto dalla vita? Cosa rappresenti ora? Tra l'altro sei stato l'unico studente, in tutta la scuola, ad essere rimandato per due anni di fila in Italiano, non ti vergogni?"
Eh no, questo non lo potevo proprio accettare! Adesso, oltre a politiche morali, i voti della mia vita avevano iniziato anche a offendermi. Spensi il televisore non tanto per paura che ne uscissero di nuovi ma solo perchè non avevo voglia di sentire altre chiacchiere inutili.
Presi quindi  il libretto dell'università e mostrai loro l'ultimo trenta preso proprio in un esame di letteratura italiana.
"Vedete, brutti somari maledetti, se è lecito poter giudicare il valore di una persona per mezzo di un semplice numero? C'è gente che pensa di sapere qualcosa ed appena ne ha il potere, grida allo scandalo tacciando per giusta solo la propria conoscenza. A volte, non sono le risposte ad essere sbagliate: sono proprio le domande a non avere un minimo senso. Voi non siete voti,  siete l'origine della stigmatizzazione, del perbenismo, dell'etichettamento! Sparite, non ho niente da dimostrare a valutazioni come voi, non fatevi più vedere!"
Purtroppo,  imperterriti, non ascoltarono le mie considerazioni e stavano coalizzandosi in un piccolo esercito pronto ad attaccarmi alle spalle con le loro insinuazioni.
Non ho più paura della guerra di giudizi! Li raccolsi e, ad uno ad uno,  li gettai nel gabinetto. Trovai un'immensa soddisfazione nello scaricare lo sciacquone, un mio desiderio si era finalmente avverato: tanto era lo sterco che mi aveva contaminato l'anima, a dei numeri inutili proprio non  potevo trovare una fine più equa, tirarele somme!
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mercoledì, 12 luglio 2006
Da Wikipedia

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Durante il periodo di produzione di Wish You Were Here, per l'esattezza nella fase di presentazione dell'album ad amici e parenti, negli studi storici di Abbey Road, si presentò uno strano personaggio, completamente calvo, grasso, e con le sopracciglia rasate, con in mano una busta della spesa, che si aggirava tra i presenti completamente allibiti. Il primo a riconoscere Syd Barrett in quella figura ormai deturpata dagli abusi della gioventù fu, per ironia della sorte, proprio il suo più caro amico tra i componenti dei Floyd, nonché l'elemento che di Barrett aveva preso il posto, ossia Dave Gilmour, il quale lo invitò in regia ad ascoltare il prodotto della sua assenza. Dopo aver ascoltato i brani, Barrett disse sorridente: "mi sembra un po' datato, che ne dite?", e uscì così come era arrivato, lasciando Gilmour e compagni inebetiti e con le lacrime agli occhi."

L'ho sempre immaginato grasso e pelato, con una lattina di birra malinconicamente dinanzi la televisione. Senza aver espresso completamente il suo talento, lascia un mondo della musica dove iniziava a non contare più l'originalità e il genio ma la qualità discografica legata al vile denaro
Non volevo che tu ci fossi, avrei solo voluto che tu ci facissi....
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lunedì, 10 luglio 2006
Vorrei lasciare un segno in questo blog per ricordare la fantastica vittoria dei mondiali di ieri. Trepidante, emozionatissimo sono stato vittima della cosidetta "febbre del mondiale" nel senso stretto della parola: per l'ansia mi si è alzata la temperatura quasi a trentanove e ho dovuto privarmi della gioia di concepire una bambina e chiamarla Italia. Peccato, ci riproverò tra quattro anni, sempre se ci dirà bene.
Girando per la blogsphera noto che tutti hanno scritto qualcosa della partita di ieri; purtroppo, gente come questa, poco incline alla vittoria perchè interista, continua a polemizzare contro il nemico di sempre, che non è mai riuscito a sconfiggere sul terreno di gioco, ma che effettivamente ora non c'entra nulla con la nazionale.
La vittoria in un mondiale simbolizza la supremazia del gioco espresso in una nazione su quello giocato nelle altre parti nel mondo. A vincerlo sono tutte le squadre visto che ci sono persone che creano sport in ogni  campionato, dalla serie A alla terza categoria (sei anni fa Grosso giocava proprio in C2).
Ammetto di non essere un maniaco del calcio, su questo blog raramente scrivo post sportivi perchè il pallone è diventato brutto, con tutto quel pressing che toglie spazio allo spettacolo, con tutti quei miliardi che girano tra i presidenti e per la violenza di quella parte dei tifosi che davvero non riesco a condividere.
Un mondiale serve ad avvicinare le persone allo sport, a cancellare tutti i colori delle varie maglie affinchè tutti i tifosi vestano di solo azzurro.
Mi hanno raccontato che per le strade del mio paese c'erano persone di ogni nazionalità (dei cretini, in nome di un'Italia di cui faccio volentieri a meno, hanno pensato di picchiare alcuni migranti rumeni ed albanesi in festa per la vittoria italiana) addirittura le suore sono scese in strada abbandonando per qualche minuto il loro solito  rigore religioso
Purtroppo per gli Interisti il discorso è profondamente diverso: forse a loro brucia il fatto che negli ultimi trentasei anni abbiano vinto solo un campionato, che il loro presidente, in pochi anni, abbia bruciato oltre 500 miliardi (e poi ad essere viziati sono i giocatori), soltanto per guardare gli altri vincere.
Questi tifosi acoltano un pettegolezzo e urlano allo scandalo ma chi sono loro per criticare?Sono forse meglio dei peccatori? Figli di Biscardi e di un qualunquismo calcistico indecoroso, plagiati dal più squallido senso comune giornalistico, tifano azzurri solo perchè tra i convocati era presente un loro giocatore. In una squadra come l'Inter,  figlia del denaro, che cosa può importare di avere un vivaio o della crescita del settore giovanile. "Io compro, non creo", sembra essere il loro motto.
Giustamente non sono il più adatto a criticare, da pseudo-tifoso preferisco i campioni come Alessandro Del Piero perchè oltre ad insegnare a vincere, da lui ho appreso anche il modo di perdere.
Pochi ricorderanno che Henry, incubo azzurro nella partita di ieri, era la riserva del Capitano ai tempi in cui il francese militava nella Juventus, tanto da essere impiegato come terzino sinistro. Allenatore incompetente? Semplicemente Del piero era assai più forte, punto e basta.
Purtroppo questi stessi tifosi ieri insultavano Pinturicchio al momento del suo ingresso in campo o meglio durante la lotteria dei rigori convinti che uno come lui non fosse in grado. Nelle loro menti è un giocatore finito e  soprattutto vige lo stereotipo che il calo di Del Piero sia dovuto non al grave infortunio patito ma allo scandalo doping che lo ha privato di cosiddette "energie"
Per me resta sempre il numero Uno, con il suo sguardo triste o con la sua corsa scomposta, il capitano che mai tradirà la sua squadra e che presto la riporterà agli antichi splendori, un campione antico signore sia dentro che fuori dai campi.
Non avendo la conoscenza per criticare bisogna stare in silenzio; a maggior ragione, non sapendo vincere saranno perdenti anche dopo la conquista di un mondiale e di ciò sono proprio contento....
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categoria:inter, vittoria, del piero, mondiali
domenica, 02 luglio 2006
C'era una volta un piccolo giocatore di basket coi baffi che era così insignificante che non poteva giocare in nessuna squadra.Vista la sua notevole simpatia, i giocatori della prima squadra lo avevano elevato a mascotte e lo convocavno a tutte le partite.
Un giorno, in un incontro più insignificante del minuscolo cestista stesso, i titolari chiesero al ragazzo di tirare due tiri liberi dovuti a un fallo tecnico fischiato  a proprio  favore, tutti contenti di veder realizzato l'impegno e la dedizione messi in pratica dal ragazzo durante gli allenamenti;  inoltre era uso festeggiare con pasticcini e spumante (quindi materialisticamente) i primi punti degli esordienti in campionato.
Il piccolo eroe entrò nella lunetta, lanciò la palla con tutta la forza che aveva e segnò il primo tiro libero: fu una festa per tutti, anche i giocatori dell'altra squadra vennero a fare i complimenti alla futura promessa del basket, sbocciata chissà come in quel giorno afoso.
Come in ogni favola che si rispetti, in quel momento entrò in scena l'orco cattivo: un compagno di squadra della nostra piccola futura stella, invidioso di tanto successo, si oppose alla realizzazione del tiro libero e, appellandosi agli articoli tutti del regolamento federale, fece annullare il canestro realizzato in quanto il cestista coi baffi era, al momento della sanzione,  ancora un sostiituto e non poteva quindi figurare tra i possibili realizzatori. Il gesto fu fischiato da tutto il poco pubblico presente ma l'orco cattivo (tra l'altro più basso del nostro piccolo eroe) fregandosene degli insulti collettivi andò in lunetta. Tra l'altro realizzò un solo tiro libero come in precedenza, aveva ugualmente segnato segnato il nostro piccolo eroe
Anni dopo (in una favola il tempo dovrebbe essere fermo ma non sono un bravo scrittore, purtroppo!), abbandonata la pallacanestro giocata, il piccolo uomo coi baffi decise che era giunto il momento di iscriversi ad un corso di nuoto; porello, ogni volta che entrava in acqua, andava a fondo come un pesce sasso!
 Vista la totale incapacità di coordinazione nell'acqua, richiese un istruttore bravo e.... chi trovò come insegnante?Rosolino o una bella istruttrice, forse? No, il suo cammino incrociò nuovamente quello dell'orco cattivo che aveva segnato negativamente la sua adolescenza. Le personalità malvagie a volte ritornano, il male non si sconfigge mai, potrebbe essere questa la morale della favola?
 il piccolo eroe coi mustacchi non si arrese, s'impegno a fondo fino ad imparare da solo (perchè l'istruttore non era, poi, così bravo) quasi tutti gli stili ed arrivando a dare consigli sulla tecnica ai compagni di corsia
Giunto il giorno della consegna del brevetto, il piccolo uomo coi baffi era tornato felice come un bambino: in un'ora, ormai, nuotava più di settanta vasche ed aveva finalmente capito il significato di essere TRE metri sopra il cielo
Invece, mentre a tutte le sue compagne  venne consegnato il settimo o, addirittura, l'ottavo livello, l'orco cattivo decise di attribuirgli solo il SESTO, visto che dei baffi non identificati avevano otturato il filtro della piscina. Non contento di uccidere la felicità di un bambino di trentanni,  sul brevetto,agli estremi anagrafici aggiunse il suo secondo appellativo: oltre al danno, anche una beffa?
In una vita, molti esseri umani (o meglio, ignavi) meriterebbe di essere chiamati con niente, basterebbe puntare la lettera iniziale del loro nome per descriverli vista la loro nullità; il nostro eroe, invece, doveva essere contento, ne aveva addirittura due!
Incurante di questa mia attuale e profonda riflessione, miseramente prese il brevetto e se ne andò con i baffi tra le gambe. Era convinto l'omino baffuto che in un'esistenza contano i fatti e, aggiungo io, come dargli torto?.  Sarte (uno dei  miei maestri preferiti), quando rifiutò il nobel, disse: -Chi è quel tribunale per giudicare la mia opera?-. Più pane e salame dell'esistenzialista francese, l'ex -cestista o il nuotatore deluso o, ancora meglio, l'omino affranto, conscio che un paio d'anni prima avrebbe firmato per una così grande impresa  ripose il diploma in una tasca (lo avrebbe poi nascosto tra le fotografie dimenticate, in un cassetto) e miseramente se ne andò con i baffi tra le gambe.
Cosa importa del puro essere se sotto un così grande (per me che scrivo) elogio, si cammuffa la solita, sostanziale, meritata presa per il cu*o?
Sarà per l'anno prossimo, povero Bafs, ehm... omino coi baffi: non arrenderti mai!

postato da: bafs alle ore 14:48 | Permalink | commenti (21)
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