lunedì, 27 febbraio 2006


Ieri mattina avevo scritto una bozza di post, una brutta-copia perchè a volte mi rendo conto di essere eccessivo. Da qualche tempo sto comprando uno di quei giornali schierati politicamente. Una cosa che non avevo mai  fatto, nemmeno quando, nell'era dei teenager, volevo far parte di un'ipotetica  rivoluzione culturale, o, per scherzo, occupare i monti ernici, autogestioni, nuovi '68; credevo davvero che si potesse  cambiare il mondo ma ovviamente, per fare "esperienza", venivo sfruttato solo per appendere i manifesti o distribuire volantini elettorali. Il classico iter formativo che viene tramandato di generazione in generazione dai politici locali, con la scusa: "Questo ai tuoi tempi l'ho fatto anch'io" oppure "Noi non ne abbiamo il tempo, visto che lavoriamo e paghiamo l'affitto della sede". Spesso ci mandavano in missione,  in orari impossibili,  ad incollare poster e manifesti anche in culo al mondo, ovviamente aggratise, anzi qualche volta i soldi per la benzina neanche  li rimborsavano. Non era certo un problema, anche se sono uno squattrinato, non mi sono mai fatto problemi per quanto riguarda il denaro. Fino a quando non ho capito che i politici sono tutti dei magnacci, sia a destra che a sinistra. Ti mettono davanti la classica pappa già bella che fatta, per poi dimenticarsi degli ideali e dei valori e scendere in squallidi compromessi.
E' il prestigio personale quello che conta, chi viene eletto ci guadagna e non sono, come vorrebbero farsi credere, martiri che si sacrificano per il bene del popolo.
Per non parlare degli sproloquii dei mass-media: due giorni fa NON è apparsa la notizia che 65 operai (per la maggior parte donne) sono morti intrappolati in una fabbrica di una multinazionale tessile nel bangladesh (perchè il proprietario ne aveva chiuso a chiave le porte per aumentare la produzione!!).
Per i giornali (a parte qualcuno schierato) non era da pubblicare, per i tg erano assai più importanti le dichiarazioni del nonno di cogne o trasmettere, durante il pranzo di  domenica, dei servizi per guarire dall'acne (il buon tg4 è un esempio di giornalismo fatto coi piedi).
Per sfogarmi ho corso per un'ora tra le colline della campagna ciociara, non sentivo la fatica e nemmeno i miei eterni dolori muscolari potevano fermarmi. Ad un tratto, posata su di un guard-rail c'era una specie di statuetta che, controluce, mi guardava. Ho pensato: "Oddio, la madonna... e perchè proprio a me sei comparsa?". Ed invece era una poiana che, stupenda, mi ha guardato con i suoi occhi superbi, ha aperto le immense ali  e mi  ha scortato dall'alto per un breve tratto. Dopo un paio di minuti si è nascosta nel sole e ne ho perso la sagoma.
Lo so che non c'entra niente: falchi, politica, mass-media dovrebbero avere poco in comune ma ieri, prima di uscire, avrei voluto indossare un burqa per non vedere gli scempi di questa realtà occidentale.
Ho capito invece che desidero solo un bel paio d'occhiali per gustarmi meglio le bellezze del mondo reale...
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giovedì, 23 febbraio 2006


Durante la giornata son sempre tanti i pensieri che passano per la mente, provocando pulsioni e ansie. Pian piano lo stress aumenta, lento, inesorabile come un mattone incastrato a forza nella corteccia cerebrale, pesante quanto una vecchia incudine ma trasparente ed invisibile se non la si osserva dal profondo del cuore.

Conosco tre modi per riportare la bilancia al giusto peso: uno è correre, sia con la pioggia o a 40°; l'altro è suonare o ascoltare musica, punk, rock, metal, fusion, jazz... basta che suona ed ha ritmo (abbasso il pop) e.... il numero tre?
Eh... la terza via è la più difficile: occorre abitare in provincia di frosinone, percorrere la statale 155 in una notte piovosa e solitaria ed accorgersi che dopo i ruderi dello storico acquedotto romano di betilenio varo esiste un posto non intaccato dai mali del progresso, riconoscibile solo per un'insegna poco illuminata, una locanda che non ha orari e dove il tempo si diverte a tornare indietro.
Quando valichi l'ingresso del locale capisci che è diverso da tutti gli altri bar dove hai messo piede: c'è zio Sandro, il proprietario, dall'aspetto non tanto gentile ma dall'animo profondo, come la sua pazienza nel fare puzzle giganteschi di cinque metri quadrati. Ha sempre lo sguardo impegnato ed è come se si facesse carico dei pensieri tristi di ogni cliente che entra, mentre, stanco, riempie i boccali di birra oppure, da buon interista, lancia anatemi contro moggi, juventus e gli elkann. C'è chi distrattamente sperpera la propria paga giornaliera in quelle macchinette mafiose mangiasoldi. Come si fa ad essere contenti di vincere quando si è a conoscenza che a perdere sono molti, me lo chiedo sempre
C'è chi impreca sul biliardo per un tiro male uscito o un bicchiere caduto per terra. C'è chi va là per risparmiare visto che è l'unico bar del paese dove si servono le peroni a tavolo (una peroni in bottiglia costa molto meno di una birra alla spina) e c'è chi come me spera che ogni sera mettano un film, in modo da potermi sedere tranquillo su di uno sgabello e per potere aggredire un pò di biondi calici dorati. L'altra volta hanno messo il dvd di "pomodori verdi fritti alla fermata del treno": avevo visto quel film almeno tre volte, ma ho preferito restare in un posto caldo piuttosto che sulla strada al freddo ed al gelo.
In quel momento il tempo è tornato indietro, grazie alle profonde spiegazioni di zio Sandro, ho dato un senso tutto mio al film e, per come ho vissuto realisticamente quegli attimi, sentivo il sapore di pomodoro verde fritto mentre sorseggiavo l'ennesima pinta. Me l'ero sempre chiesto che gusto potesse avere un pomodoro verde e, per giunta, fritto: il sapore di un angusto bar di periferia, dove i destini di persone completamente differenti sembrano scorrere frivole e insignificanti ma che invece, in qualche modo bizzarro che solo dio conosce, si uniscono.
Grazie Zio Sandro, per me sarai sempre il Number One!
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lunedì, 20 febbraio 2006
Mi spiace scrivere un post a settimana, sono in un periodo di di iper-creatività e ne avrei di cose da scrivere. Questa settimana ho avuto degli esami universitari; inotre c'è la possibilità che  la mia vita lavorativa  cambi il suo status precario e il mio ruolo da arbitro/istruttore di pallacanestro che mi sta letteralmente levando la pelle. Ieri addirittura tre volte sono sceso sui campi da gioco, tre partite che non influiscono più di tanto da un punto di vista fisico, ma che dal piano mentale sono oltremodo stressanti ma per fortuna che ci sono lo yoga ed i fiori di bach a rendermi immune da qualsiasi insulto. Magari fosse vero, avrei bisogno di un altro tipo di "erba" per trovare il giusto distacco ma tanto non fumo, a casa mia si drogano solo gli elfi
Senza perdermi in altre chiacchiere, qualche tempo fa avevo detto che nella città dove abito sarebbe stato tenuto un esperimente televisivo: su una rete minore locale vengono trasmesse due nuove fiction in anteprima nazionale, una per mediaset e l'altra per mamma rai. Noi alatresi (abito ad Alatri, per chi non lo sapesse) siamo lusingati di tale onore, per una volta ufficialmente cavie  dell'esperimento "la cittadella", anche se da sempre siamo come topolini chiusa in una gabbia che non ha muri o sbarre, ma soltanto freni e vincoli mentali. Il paese è sempre vuoto, di sera poi è totalmente morto visto che non c'è nessuno in giro ed i quattordici bar restano aperti per uno, massimo due, clienti, sbronzi davanti ad una misera  bottiglia. Dopo la mezzanotte scatta il coprifuoco, basta mettere un piede fuori lo sportello della macchina che arriva la pattuglia col solito carabiniere coi baffi per il controllo. -Oh Frà- gli faccio io -può essere che ancora non mi conosci, mi chiedi i documenti un giorno si e l'altro pure...-. E lui, più stanco di me, schiavo in un villaggio dove non succede mai niente, protagonista di un "Deserto dei tartari" di periferia metropolitana, mi risponde in un incomprensibile dialetto, mezzo ciociaro e in parte napoletano: -Ma saiii, gli document, il lavoro è gli lavoro. Qua ci stanno gli furtiiii, l'altra sera la rissaaa, e i lavorooo-.
Nel profondo del suo cuore, vorrebbe che io mi trasformassi in  un assassino seriale. Speranza vana visto che qua non ci sarebbe niente da uccidere.
Comunque venerdì sera, dopo la proiezione della fiction della rai, era uscita per strada un sacco di gente. Gli amici che ho sentito  hanno retto dieci minuti e poi hanno sentito il desiderio di andare fuori, visto che la proiezione è stata di una noia mortale. Meglio non anticipare niente, vi assicuro che, nonostante sia un giallo-thriller, è palloso più de "La Signora della Camelie".
Grazie mamma Rai, se non ci fossi tu a riempire le strade del borgo...

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martedì, 14 febbraio 2006
Oggi è S.Valentino e, come spesso accade in simili occasioni, imbraccio la chitarra per stonare serenate in qualche localetto di infimo ordine , un pò controvoglia, per il solo senso pratico del denaro. Ma chi è S. Valentino veramente? Sapevo che patroneggiava su Terni ma per quale ragione è il protettore di tutti gli innamorati.
Ho cercato su wikipedia, l'enciclopedia libera (dopo quel casino sulle foibe, un pò meno...) ma niente. Di certo, vedendo come è stato strumentalizzato dal commercio, avevo messo in dubbio anche che esistesse veramente: cioccolatini, cuscini, peluche, penne, matite, tutto a forma di cuore. Ci ricordiamo in questo giorno dell'amore provato per la morosa  facendo regali, portandola a cena fuori, essendo gentili, carini, dolci e profumati. Che palle! So di essere banale, potrei anche passare per neo-comunista ma i mass media in questi giorni ci propinano offerte tutte cammuffate  da promozione dell'amore, con bacini, bacetti, bacioni. Ma bacia sta min..., vabbè lasciamo stare.
Oggi non voglio essere innamorato, voglio puzzare di vino, avere la barba lunga con le piattole e quando stasera mi chiederanno la celebre hit di ogni  14 febbraio, la vetusta "Rose rosse per te" di Massimo Ranieri, risponderò loro: lo sai che l'ecuador, il più grosso esportatore di rose nel mondo, usa pesticidi e fertilizzanti che venivano usati come armi chimiche nel vietnam? Lo sai che li la gente muore per coltivare la rosa dei tuoi sogni e che domani sarà lasciata appassire, dimenticata in un qualche vaso di ferro o, peggio,  gettata in un cassonetto?
Comunque oggi, mentre ero sul treno che mi avrebbe riportato a casa, in senso opposto proveniva un altro locomotore pieno di passeggeri. Sapevo che su quel treno c'era la mia morosa. Ho osservato pian piano tutti i vagoni che passavano, ho riconosciuto il suo sguardo, mi ci sono perso dentro e il tempo per un secondo si è fermato. Ovviamente i suoi occhi guardavano altro; ho scritto due righe, abbozzate nella mente già da tempo. I miei pensieri fanno sempre troppo rumore, meglio ripassare le serenate per stasera....
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giovedì, 09 febbraio 2006


Le due gatte giù nel cortile mi hanno sempre inquietato: magre, storpie, sempre a dormire. Avranno poco più di due anni ma sembrano stare lì da sempre, con un occhio chiuso ed uno aperto a controllare il territorio. Ogni volta che esco di casa, mi guardano silenziosi: mai una fusa, una carezza, un bacetto. Appena mi avvicino loro, danno prova improvvisa di un'agilità fulminea: abitare vicino una strada statale, non è stato certo d'aiuto per la proliferazione della colonia felina, erano più le volte che non li vedevo tornare, visto i cretini che abitano questi luoghi che sfrecciano con i loro bolidi credendo di stare all'autodromo Vallelunga.  La strada li ha temprati, li ha resi più forti dei loro progenitori che per primi hanno abitato i prati vicini alla mia casa. Ora li osservo spesso e sono sempre uguali, invincibili come immortali.
Nell'ultimo periodo mi sono reso conto di non sopportare tanto i gatti di strada,  a differenza dei loro  a-mici abitano in casa. I "selvaggi" sembrano aver costruito una società segreta e lo si evince dal loro linguaggio muto, fatto di sguardi furbi e scaltri .
I cani sono fedeli, appena vedono il padrone gareggianno a chi fa più feste, la mia piccola Omi (ogni tanto quelle tigri l'aggrediscono, forse perchè assomiglia più a un grosso topo), mi corre incontro, mi lecca, mi parla, mi fa capire che sono  importante per lei. Allo stesso modo i 15 cani che ogni tanto vado a trovare, mi rimproverano per la rarità delle mi visità ma capisco che sono contentissimi dalla coda che si agita di continuo. 
 Per i gatti no, ci usano per i loro comodi, sempre stanchi, che ti si strusciano solo per attaccarti il loro pelo di troppo o perchè pensano che nascondi delle crocchette nelle mani. Il loro unico sforzo diurno è arrotare le unghie sui copertoni delle macchine, rovinare gli zerbini e sostare ore ed ore sui caldi cofani delle automobili.
I gatti ci usano, la razza felina ha capito tutto sul come si vive; a volte vorrei essere un gattone, e devo dire che questo mi spaventa molto....

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martedì, 07 febbraio 2006
"Non sono state le rivoluzioni politiche a cambiare il mondo quanto l'esplosione dell'umanità in miliardi di uomini, l'inevitabile supremazia della macchina, la fatale trasformazione delle patrie in stati, dei popoli in masse, dell'amore di patria in fedeltà alla ditta."
Vorrei essere più positivo nel giudicare la realtà sociale rispetto all'idea del buon vecchio zio  Dürrenmatt, ma devo dire che purtroppo  aveva ragione. Il mondo sta facendo vedere quello che veramente è. E' bastanto pubblicare un pò di vignette e si appicca il fuoco alle ambasciate, si spara sui civili, si ammazzano persone innocenti... e perchè, poi? Per dimostrare la superiorità della nostra cultura e pubblicare delle didascalie provocatorie che di satira non hanno nulla perchè non fanno ridere nessuno.
Il mondo moderno si è finalmente smascherato, non può essere cambiato dagli uomini perchè è diventato irrealizzabile per il singolo... sporco, violento, razzista. La grottesca metafora che abbiamo di fronte è quella di un uomo fantoccio, che s'illude di poter dominare la realtà quando invece non è in grado nemmeno di farsi un caffè. Anzi, tra poco verrà messo in dubbio anche questo "sacro" piacere degli italiani... se gli arabi, oltre al petrolio, alzeranno il prezzo della loro moka o addirittura la embargheranno ? Ci sono politici, scrittori (la Fallaci ne è un esempio) che con le loro provocazioni potrebbero provocare una ottocentesca guerra dell'arabica.Non potremo più fumarci la  classica sigaretta post-caffè, niente grappette ammazza-caffè... speriamo di no, è già tanto amara la vita, almeno il caffè! anche i più rivoluzionari lo capiranno perchè siamo tutti uomini e non musulmani, cristiani, atei, berlusconiani o comunisti.
Che post strano... che foto strana...ieri sera, mi sa tanto, ho esagerato con  'sti ammazza-caffè...

postato da: bafs alle ore 11:57 | Permalink | commenti (22)
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giovedì, 02 febbraio 2006
A volte rimpiango di non aver mai ripetuto gli anni del liceo... bei tempi, niente pensieri, niente stress... svolgere velocemente i compiti per casa, suonare tutti i giorni con l'orchestrina country-metal,  gareggiare con gli amici per trovare nuovi gruppi interessanti (conoscevo dieci persone che sostenevano di aver scoperto per primi i marlene kuntz), provare ad arrivare penultimi nel campionato di pallacanestro visto che venivamo sconfitti ad ogni match (una volta abbiamo perso 202 a 30). Appena potevo, saltavo sul mio storico ciao (ha quasi quarant'anni), duemila lire di benzina e un pò d'olio rubati all'autofficina di mio padre, classico pacchetto di malboro da dieci, due pedalate e via, a scoprire posti desolati e solitari, per  poter riflettere sulle proprie azioni passate e presenti, senza mai avere un occhio sul futuro
Perchè si deve crescere...perchè dobbiamo entrare in meccanismi sociali che non sono i nostri, che ci fanno soffrire e che ci calmano le pulsioni e gli istinti di base, quasi quasi ricomincio a fumare ma servirebbe a farmi ricordare i miei vecchi ideali puri ed incontaminati.

Dico questo perchè ogni volta che devo sostenere un esame di diritto, ci sono sempre quelle note che mi rimandano agli articoli della costituzione, a quelle promesse di uguaglianza, a quel richiamo solenne a principi di pari opportunità e solidarietà. Quando leggo sui giornali che in italia ci sono lager (li chiamano centri di accoglienza) dove rinchiudiamo persone che non hanno commesso alcun reato (perchè vivere nel territorio italiano non lo dovrebbe essere), o che un figlio di un migrante nato nel territorio italiano non dovrebbe prendere l'assegno  per le nuove nascite concesso dallo stato ai figli degli italiani mi chiedo, perchè vado all'università (anzi, visti i molti cambi di facoltà, dovrei dire ALLE università)?Forse per entrare nell'ottica clientelare con le sue raccomandazioni obbligate e necessarie,  per vivere in quegli statici meccanismi burocratici  che caratterizzano i nostri rapporti con l'autorità centrale? Per diventare razzista come la maggior parte degli italiani che siano di destra o di sinistra. A me poco importa che si spendono milioni per fare campagne elettorali, con tutti quei manifesti ed opuscoli che ci consigliano su cosa votare. Che cosa ci vado a fare all'università, non era meglio trovare un lavoro almeno così non avrei mai conosciuto questo schifo?  Io, vorrei tornare indietro di dodici anni (si, me ne bastano solo 12)... oh cara fata turchina, oh dio degli achei e dei romani, oh elfo guerriero che dormi tutte le notti con me, fatemi tornare indietro di anche due lustri, voglio studiare il latino, vivere di filosofia, ascoltare i led zeppelin ore e ore, ma da solo, per continuare a credere che siamo tutti uguali, almeno ingenuamente a sperarlo... no, ho capito... non si può? vabbè, fatemi almeno diventare il figlio di berlusconi, così sarò più uguale degli altri...

postato da: bafs alle ore 11:44 | Permalink | commenti (20)
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