domenica, 29 gennaio 2006
Dopo un saluto al sole ed un mezzo cobra in precario equilibrio ho capito che la cosa migliore per estraniarsi dalle disgrazie sociali, televisive e politiche che continuamente ci propinano (vedere l'elezioni in palestina, porta a porta e gli scandali pre-elettorali), non è lo yoga bensì una sana passeggiata montana col mio ziaccio preferito, che mi ha tolto dal tappetino fuxia e dalle respirazioni diaframmatiche e mi ha immerso nel magico mondo degli appennini.
Tra le urla di mia madre che insisteva nel farmi portare una pera al posto del pranzo che stavo per saltare (dopo, al ritorno mi son magnato pane & frigorifero, chissà perchè bisogna preoccuparsi sulle mie abitudini alimentari) in dieci minuti ci siamo ritrovati sul sentiero preferito di  zio G., il quale dlo accudisce e pulisce dai rami e dai rifiuti come fosse il suo.
Era incredibile come facesse caldo, pensavamo di trovare degli strati di ghiaccio invece il terreno era pieno di pozzanghere o di neve che tenera si frantumava sotto il peso degli scarponi. Il muschio verde sui faggi spiccava per il suo colore vivo rispetto al tappeto di foglie  morte e fradicie sulle radici: nelle vicinanze c'è un antico acquedotto (c'è una data sul bottino dove si trovano le vasche di decantazione che ne segna la costruzione a più di un secolo e mezzo fa).
E' bellissimo, non ci sono altri attributi che possano definire quei luoghi: sentire l'acqua sorgiva che rumoreggia sotto i propri piedi è una sensazione fantastica, vedere che un mese fa da quel buco non usciva un bel nulla e ieri c'era uno scroscio d'acqua fa riflettere sul nostro controllo dei processi naturali. Con zio G. riflettiamo su come la strada scavata nella montagna parecchi anni addietro, è stata lentamente ricoperta dal terriccio e dai sassi di una lenta frana che inesorabile si è reimpossessata di ciò che un tempo era della montagna. Una traccia di fuoristrada sulla neve sciolta ci dimostra che il progresso difficilmente si ferma dinanzi agli ostacoli, comunque delle piccole traccie di zampe sovrapposte (forse di un cane, forse di una volpe... chissà, magari un lupo!) ci fan vedere che la natura non si lascia sconfiggere facilmente. Zio G. mi fa osservare la tipologia delle piante di questo piccolo ecosistema: ci troviamo in un punto di passaggio dove quercie e faggi si mischiano ad agrifogli e pruneti selvatici. Ci troviamo intorno ai mille metri sul livello del mare e zio G. m'insegna che un pò più su la quercia non ce la fa a reggere il confronto con il faggio, troppo robusto e resistente alla basse temperature. Grande zio G.!
Dei vitellozzi e una decine di mucche salutano il nostro ritorno all'automobile: spaventati dai nostri cappelli colorati o dalla nostra materialistica visione di possibili bistecche, non sfuggono all'obiettivo della mia reflex.  Mi dispiace un sacco tornare a casa, ritornare alla vita da precario che mi si prospetta, tra esami universitari ed un lavoro che non c'è e chissà se ci sarà... chissà, comunque questi sono altri discorsi, lascio alla rete un ricordino di questo pomeriggio magnifico... brutto eh? sembro un eco-terrorista, no? meglio il bosco e il muschio, queste maledette digitali stanno rovinando  la mia immagine....

 
postato da: bafs alle ore 16:34 | Permalink | commenti (19)
categoria:
sabato, 28 gennaio 2006
Che bello!! per una volta mi sento come Cofferati e Berlusconi! Come l'Annunziata e Del Noce... Non mi credete? Non mi capite? Clicchiamo qua per leggere quest'articolo di repubblica, noi alatresi (alatrensi o alatrini, boh!) decideremo il futuro di due fiction italiane, quindi se volete delle scene hard sul piccolo schermo o far togliere le sacri vesti a Don Matteo, mandatemi un'email a  unmondocoibaffi@gmail.com (anche se volete una gmail mi potete scrivere a questo indirizzo, mi hanno appena regalato altri 100 inviti)

UPDATE: Prima email: Fabiano, partecipante al grande fratello, sta mostrando un'immagine bucolica dei ciociari e della provincia di Frosinone. Voi che avete potere sui media, siete in grado di fare qualcosa contro quel facocero? Madmax1982
Purtroppo no, i reality sono una cosa a parte e bisogna ammettere che molti abitanti di questa zona sono fieri di Fabiano... inoltre è di Ceccano e, tra il nostro paese ed il loro, vige una guerra che dura da quasi dieci secoli (sin dal medioevo)... fortunatamente quell'inclinazione del dialetto un pò romanesca lo sta confondendo con il classico burino dei colli albani, (del resto tutti i ciociari che conoscono il mondo, parlano di sport o cercano di intrattenere delle nuove relazioni sociali imitano la cadenza della parlata romanesca, bah... chissà perchè). Purtroppo finchè indosserà quelle magliette....
postato da: bafs alle ore 09:34 | Permalink | commenti (7)
categoria:unmondocoibaffi
mercoledì, 25 gennaio 2006


(riassunto della puntata precedente)
grossi rospi  martoriati da bozzi numerosi provenivano da un boschetto di faggi secolari.
B., noto blogger ciociaro, ultimo discendendente di una stirpe di uomini primitivi e guerrieri, decide di scoprire cosa si  nasconde dietro tale mistero.

Non si teme il proprio tempo,
è un problema di spazio  

La paura cominciava a farsi sentire. I poveri rospi era come se parlassero una lingua sconosciuta e sembravano patire atroci sofferenze, Più B. si avvicinava al boschetto e più sentiva un rumore inquietante, forse zanzare? forse le amiche di mia madre che parlano dei bei tempi in cui trasmettevano Andrea Celeste?
B. vide una gigantesca rana interrompere la fila di rospi: avete presente quelle divinità delle quali si è smarrito il culto, se ne è smarrita la conoscenza e vivono recluse in un angolo di mondo nella speranza che qualcuno si ricordi di loro.  Come proveniente da un romanzo di Howard,  la "Ranonchia" gigante aveva deciso di starsene immobile in questo triste lago plumbeo e maledire i giorni che solitari concludevano la sua eternità , con la sola compagnia dei suoi piccoli rospi che la facevano sentire come una regina. Ultima ad arrendersi al nemico, rantolava con dignità, gonfiata anche lei da numerosi bozzi.
Milioni di vespidi le ronzavano attorno: B. riconobbe in loro i temibili Zaponi rossi, insetti preistorico-mitologici della ciociaria (da non confondere con gli Zapponi che da tempo infestano questi luoghi), da quark aveva appreso che sono gli animali più pericolosi del creato (in ciociaria ci sono più morti per gli zaponi che per i morsi di vipere).
Anni ed anni di volontariato nella protezione civile, avevano reso immune B. da queste bestie demoniache. Qualcuno provò a pungerlo ma la sua pelle, indurita dal sole, era come una corteccia impenetrabile.  Poco distante, su di un trono di rami di faggio sedeva con le antenne incrociate uno zapone gigantesco che lo guardava con la commiserazione di chi sa di essere invincibile; più acceso rispetto agli altri vespidi, il suo rosso era come un segnale di pericolo ed il nostro eroe si sentì per un attimo come un agnello sacrificale, come uno zampone la notte di S.Silvestro. Non aveva armi con se, non poteva fuggire vista la distanza che c'era dalla sua tenda. Lo zapone spiegò le sue ali luciferine e si diresse rapido verso B. in volo plastico. Il nostro eroe osservò con rabbia il lago: "A saper nuotare, lo sanno tutti che gli insetti non possono stare nell'acqua!". Ma era troppo tardi per imparare ed attese ad occhi chiusi l'arrivo del terribile pungiglione.
 Invece il vespide morse B. e gli iniettò con i suoi canini draculei della bava nel collo. Sarebbe stata meglio la morte: il vespide era in realtà una Zapona, che reclusa da troppo tempo causa le maledizioni dei potenti maghi di un tempo, aveva accumulato in se il desiderio di creare una famiglia; solo che dove lo andava a trovare uno zapone maschio di quelle dimensioni, un onesto lavoratore tutto casa e famiglia, di questi tempi, poi!
Appena vide B., se ne invaghì all'istante attratto anche dal suo odore non troppo umano e gradevole e..... dalla sua malcelata allergia all'acqua.
I Bzzz Bzzz dei vespidi cominciarono ad articolarsi in quelle che erano le orecchie e iniziò a capire che lo stavano osannando e venerando come un Dio. Due lunghe antenne gli spuntarono dalla fronte, la maglia rossa da rifondarolo fu annichilita dal rosso fuoco della sua nuova pelle, prese per le ali la sua dolce compagna e .... B. era diventato uno Zapone, re di tutti gli zaponi e sovrano indiscusso del mitico regno di  Zaponia.
La leggenda dello zapone sul lago di C. era diventata realtà.....

postato da: bafs alle ore 15:56 | Permalink | commenti (15)
categoria:ciociaria, zapone rosso, vespide
venerdì, 20 gennaio 2006


Anche la disperazione impone dei doveri
E l'infelicità può essere preziosa


Era da poco arrivata la notte. L'autunno aveva portato con se giornate più brevi e fredde, con poche ore di luce per dedicarsi alla sacra arte delle pesca.
Per questa ragione B. (punteremo il nome per rispettarne la privacy), noto Blogger ciociaro, aveva montato la propria tenda sul pendio della collina, in barba alle regole apprese da piccolo durante quei maledetti campo-scuola organizzati dall'azione cattolica locale. Amava la brezza notturna che gli gelava le lacrime sulle guance, amava guardare il tramonto all'orizzonte, il mare blu che si nasconde dietro il rosso delicato dei raggi del sole; poche ore ed avrebbe barbaramente pescato innocue alborelle, indifese carpe, puzzolenti carassi
Il gracidare delle rane, il cricrì (o cricrare) dei grilli rendeva meno osceno il nero avanzamento della sera. Il buio non incuteva alcun timore a B., ultimo discendente dell'ormai estinta razza ernica: i polpacci grossi, i quadricipiti muscolarmente immensi caratterizzavano il fiero rappresentante della mitica progenie hetea e, per quanto era brutto,  la stessa luna aveva paura di lui.
Aveva da poco rinvigorito il fuoco con un bel ciocco di legna verde per poter  affumicare il poco pesce preso quando, rotolando nell'oscurità, gli si avvicinarono delle grosse sfere verdi, con grossi bozzi che ne rendevano deforme la circolarità quasi perfetta.
"Ranonchie!" esclamò il nostro eroe alquanto stupefatto in spicciolo dialetto locale per descrivere quelle rane gigantesche  che erano state  come gonfiate da chissà quale strano maniaco.
Serviva a poco maledire i propri dei, non era da lui perder tempo con la  blasfemia e cercò di capire a quale tipo di sortilegio (perchè solo la magia nera poteva ridurli in quel modo) si trovasse di fronte: stava assistendo ad un'incredibile moria di rospi che, andando contro qualsiasi logica, si avvicinavano al fuoco forse per una cura...o forse per una morte meno dolorosa.
Aveva affrontato di tutto nella sua vita avventurosa: politici approfittatori, calciatori falliti, cestisti arrabbiati, genitori preoccupati, qualche donna, giudici, avvocati e il temibile Murdoch, ma era riuscito sempre a sconfiggere i propri nemici perchè appunto erano tangibili...reali!
Contro le forze oscure aveva ben poche speranze... i detti popolari gli ricordavano che la magia si combatte con altra magia, che contro i sacri dei della superstizione poco si può fare e anche "da n'albir' d' pere, non ci può 'scì 'n purt'cagli".
La selvaggia parata di rospi sembrava non avere un inizio, spuntavano, come gnomi,o da un ciuffo d'erba o da dietro un grosso sasso; dilatando i suoi occhi primitivi, B. si accorse che la processione maligna proveniva da un boschetto di faggi secolari nei pressi del lago.
Il suo angelo custode gli suggerì di scappare, "la curiosità è femmina! stai attento" gli suggerì benevolmente sbattendo le ali masiccome  B. si era scolato parecchie bottiglie di vino (ho trascurato questo particolare solo per il rispetto della privacy di B.), la parte demoniaca prese il sopravvento ed il nostro eroe si diresse come un fulmine verso quello che la mattina era stato un ordinato e tranquillo boschetto.....
Che Cosa si nasconde tra gli alberi? Magia? Superstizione? Un gatto nero? Belzebù? Se Dio vorrà, domani potrò dare seguito a tali risposte....

La facoltà di non sentire
La possibilità di non guardare
Il buon senso la logica i fatti le opinioni
Le raccomandazioni
Occorre essere attenti per essere padroni
Di se stessi occorre essere attenti
(CSI - Linea Gotica)
postato da: bafs alle ore 11:01 | Permalink | commenti (19)
categoria:storia vera, monti ernici
mercoledì, 18 gennaio 2006
Gli obblighi universitari, da arbitro di pallacanestro (e i conseguenti ruoli di aiuto-designatore,visionatore, istruttore e chi più ne ha più ne metta), amorosi (anche se il termine "obbligo" è un pò forzato), da pseudo strumentista/quasimusicista ed il running "aggressivo" sui colli ciociari, hanno rallentato la pubblicazione di questo post ma non hanno potuto evitarlo.

Cara compagna di vita,
         ricordi quell'inverno triste in cui ci siamo conosciuti? Io venivo da storie disarmanti, da botte tremende e goffi incidenti che avrebbero minato l'animo di qualsiasi autista... ma non il mio.
Il Panda, la furgonata, tutte più brutte di te ma che avevano lasciato un segno indelebile nell'animo di un adolescente che,grazie a loro, scopriva il mondo.
Quante avventure.... le prime volte fuori oltre la mezzanotte, in quelle notti dove i fanali non funzionavano e l'unica luce disponibile era il chiaro di luna.
Mi ricordo la prima volta che ti vidi: "Che brutta!", pensai tra me e me, non volevo deludere chi mi ti aveva presentato, in quella sporca e gelida officina dove lavoravo con mio padre.
Uscimmo insieme, una sbandata continua e, come con le altre, restammo "a piedi"  un pò di volte: eh si, tu non carburavi, ancora non c'era quel rapporto biunivoco di complicità e amicizia.
Mi vengono in mente tutti quei giorni nei quali mi accompagnavi al lavoro, quando i soldi erano pochi e ti accontentavi dei 10 euro che ti davo...beh, poco importava, eravamo una cosa sola, io e te...
Oppure quella volta in cui mi aiutasti a portare 4 quintali di carta al tribunale perchè il lavoro di corriere stava volgendo al termine e se si voleva guadagnare, si doveva sudare duro
Ne il freddo, ne le intemperie hanno mai fermato la nostra corsa. Io guardavo le altre, come tutti gli uomini invidiosi delle cose altrui ed amanti delle belle linee e delle belle curve. Tu,sempre fedele, non mi hai mai lasciato a piedi anche quando ti eri rotta di me. Sempre lì fuori ad aspettarmi, al termine delle partite che arbitravo, nonostante gli ovvii rischi che correvi: erano più le volte che fuggivamo che... vabbè, lasciamo perdere, altri discorsi son questi!
Comunque, nonostante tutto sono più di cinque anni che stiamo insieme: ti ho maltrattata, sporcato, indruppato, ti buttavo la cenere delle sigarette addosso (eh si, ti ho usata anche come grosso spegnicicche) ed ora che sei arrivata alla veneranda "età" di 400.000 kilometri (di cui 240 mila assieme) ti ho riverniciato, lavato cambiato la tappezzeria, rimesso lo stemmino nuovo che ti avevano rubato tre anni fa (eh si per due anni non hai avuto un'identità, non eri più di marca).
Mia cara volkswagen Polo, c'era chi diceva (il mio principale Pino ed i  famosi Santarita skk) che più di una macchina eri 'na carruzzella. Per me sarai sempre più di un'amica fidata, un destriero fedele sul quale poter contare, in ogni luogo, in ogni condizione atmosferica, anche con l'olio di colza...
Ad aver conosciuto amici vivi come te... mah, a quest'ora sarei un uomo diverso.
T.v.b.
Francesco


postato da: bafs alle ore 15:07 | Permalink | commenti (20)
categoria:volkswagen, polo
sabato, 14 gennaio 2006
Guardo poco la televisione, a volte non ho nemmeno il tempo di spaventarmi allo specchio, figuriamoci se ho il tempo di vedere i deliri di mamma RAI e papà Mediaset. Però, se a pranzo ci si abbuffa, è d'obbligo sdraiarsi sul divano, posizionare 10 cuscini sotto la schiena e fare il classico zapping pre-pennichella. Con un occhio solo, vedo Dragon-ball per la quinta volta... Lupin per la... boh, avrò perso il conto... e ronf! Una bella dormita per risvegliarsi con il telecomando sotto la schiena,  quasi inglobato dal mio corpo.
Un bel viso di ragazza attira la mia attenzione più del volume del televisore che chissà perchè, ogni volta che ci si appisola con la TV accesa, è sempre a manetta. Forse gli  elfi che abitano dentro la mia casa sono sordi (certo stare a sentire mia madre per 24 ore...) comunque resta il fatto che al posto della mitica Alda D'Eusanio c'è una bella presentatrice che, con il suo volto lindo e pinto, attira mediaticamente l'attenzione: la classica faccia pulita da brava ragazza che
avevo già vista su quel programmaccio "benedetto" della domenica, quello fatto da vescovi e  arcipreti e condotto da una graziosa fanciulla.... mi pare si chiamasse "A sua immagine".
"Saranno i soliti tarocchi", penso tra me e me... scopro  invece che ci propinano una storia VERA recitata  da attori professionisti, non  dagli autentici protagonisti del racconto (come ci volevano far credere con la vecchia zia Alda).
Si narrava di una donna in carriera, che scoperto di avere una rara malattia degeneratrice
della vista, decide di abbandonare il proprio posto di lavoro per fare un viaggio in Africa. Le scenette venivano interrotte dagli interventi della presentatrice che, oltre che bella, aveva indossato una faccia da buona (speriamo passi a mediaset così le faranno condurre Bim Bum Bam) ed, insieme al pubblico ed ai super-esperti di turno, instaurava un finto dibattito per commentare e dare dei consigli alla futura non vedente.
Il momento clou di questo falso reality è stata  la scena  in cui la signora ha perso la vista, raccontato in maniera grottesca e surreale (del tipo: toh, che strano... un minuto fa ci vedevo ed ora mi si confondono i colori), tutto correlato da sottotitoli che ricordavano al telespettatore che si trattava di un fatto realmente accaduto.
Tra bugie varie e la (mia) speranza che sottotitolassero il numero di telefono della conduttrice, bisogna considerare che anche i 99 euri del canone sono una verità. Per fortuna che a me li paga papà, però come si dice: meglio a me che a loro...
Comunque i miei amici elfi mi hanno detto che preferivano la vecchia zia Alda alla leggiadra Lorena Bianchetti, sarà...
postato da: bafs alle ore 13:06 | Permalink | commenti (16)
categoria:
mercoledì, 11 gennaio 2006
Oggi è S.Sisto g'nnar, il patrono del mio villaggio.
Abito in un paese di 28.000 abitanti (si chiama Alatri, come un famoso regista). Potrei chiamarlo anche villaggio, viste le dimensioni del centro storico ma ha una campagna sterminata, molto abitata dove regna sovrano l'abusivismo edilizio.
Questo piccolo feudo ciociaro dovrebbe essere patrimonio dell'unesco, viste le 3 cinte di mura poligonali (sarebbero anche di più ma le case qua vengon su come funghi) ed un'acropoli che non ha niente da invidiare a quella di Atene (la butto un pò grossa, ma credetemi è un vero capolavoro) Purtroppo dei sindaci/valvassori hanno cementificato tutto, minando in un un ventennio, la stabilità di oltre 3000 anni di storia. Comunque non è questo il discorso che volevo fare; S.Sisto, per gli alatrini, è più di un santo, di un martire... è come un dio, è l'eroe che con i suoi miracoli ha protetto alatri dai bombardamenti durante la II guerra mondiale, che ha curato pestilenze e allagato siccità, è quindi un supersanto che merita di essere festeggiato addirittura due volte dentro un anno (oggi ed il primo mercoledì dopo pasqua); una volta c'erano delle grosse fiere, con il bestiame i saltimbanchi, pensate a 20.000 abitanti di un tempo che invadono il centro storico di questo paesino...oggi, invece,  la maggior parte degli alatrensi è non dichiaratamente atea (ci si nasconde dietro il non essere praticante), in chiesa vanno sempre meno, intercalari principali dell'alatrese doc sono bestemmie varie,quasi  tutti i giovani sono dediti all'alcool ed alla cura maniacale del corpo, si incomincia a fumare a 14 anni, secondo me non viene nemmeno rispettata la minoranza di migranti presenti sul territorio (circa 3000 persone che vivono nella più totale invisibilità).
S.Sisto mei, accogli questa  preghiera... tu che sei stato depennato dal calendario universale perchè si hanno poche notizie ufficiali sul tuo conto, ormai sei rimasto santo solo per noi alatresi. Ti prego, facci tornare indietro nel tempo quando non si fumavano le marlboro ma si abbotava una pagliuzza con un pò di tabacco, quando c'era il treno, quando le strade non erano di asfalto, le case non di cemento ma di pietra, quando non si conosceva il gin lemon e la vodka e si beveva solo vino e grappa, quando una banana (in quanto frutto raro) era un dono gradito, quando era sacro il senso dell'ospitalità e dell'accoglienza, quando non c'erano i soldi e non si pensava ad ammucchiare capitali, quando ci si sposava a sedici anni ed una moglie era per sempre (vabbè questo no, era giusto per descrivere i vecchi tempi)....
Insomma caro San Sisto sara trascorso un millennio da quando le tue reliquie, dirette ad Alife per curare una pestilenza, han preferito fermarsi da noi per curare la NOSTRA pestilenza,...non dico 1000, ma fa tornare tutto indietro di buoni 100 anni... che si campava sano,  si magnava bene e si dormiva meglio....
Grazie...
postato da: bafs alle ore 12:38 | Permalink | commenti (24)
categoria:alatri, san sisto
lunedì, 09 gennaio 2006
CINQUE STRANE ABITUDINI
Regolamento

- Il primo giocatore di questo gioco inizia il suo messaggio con il titolo "cinque tue strane abitudini", e le persone che vengono invitate a scrivere un messaggio sul loro blog a proposito delle loro strane abitudini devono anche indicare chiaramente questo regolamento. Alla fine dovrete scegliere 5 nuove persone da indicare e linkare il loro blog o web journal. non dimenticate di lasciare un commento nel loro blog o journal che dice "sei stato scelto" (se accettano commenti) e ditegli di leggere il vostro. -

1) sono dodici anni che non vado da un barbiere
2) non ho mai visto film  a luci rosse in vita mia
3) cambiare, ogni paio d'anni, facoltà universitaria.
4) avere 10 numeri di cellulare e non rispondere mai a nessuno
5) Non portare i baffi ma essere chiamato da una vita "baffo".

sono assolutamente contrario a questi giochi, però nomino con piacere Sbloggato, La Faina, LuigiClapis. Malvina,Luciferino

postato da: bafs alle ore 10:40 | Permalink | commenti (17)
categoria:
sabato, 07 gennaio 2006
Eccomi qua, sono uscito quasi indenne da questo massacrante (ma utilissimo!) corso per diventare istruttore di piccoli arbitri (era di livello nazionale, quindi assai importante).
9 ore al giorno di riunioni interminabili che hanno steso i trenta partecipanti a colpi di pedagogia e metodologie educative per i piccini... il tutto tenuto in un albergo scomodo, con pasti frugali  che interrompevano la routine dei clinic interminabili.
Ho capito di aver fatto un sacco di errori nei precedenti corsi da me tenuti: vedevo i ragazzini annoiarsi, vedevo che anche le mie motivazioni scendevano con il proseguio delle lezioni... ora non succederà più, sono un super istruttore gasato e pronto al sacrificio per i più piccoli... pronto ad immolarsi pur di trasformare "ingenui" tredicenni in piccoli comunist... ehm, in piccoli giudici del parquet (stavo per svelare la mia VERA motivazione segreta....)

Il corso si è concluso con la consegna di una fotocopia in cui era scritta questa poesia... ho visto uscire una lacrima a tutti i partecipanti, felici per l'imminente conclusione di questa maratona psicologica ma anche perchè eravamo stati tutti .... piccoli arbitri:


CI sono piccoli occhi che ogni giorno osservano quello che fai
e giovani orecchie che ogni giorno ascoltano quello che tu dici
e mani inesperte che vogliono imitare ciò che dimostri
C'è un bambino che ogni giorno sogna di diventare come te.
Tu sei l'esempio per un piccolo uomo che vuole crescere nel modo in cui tu sei
Cresciuto e per questo non dubita mai di tutto quel che fai.
I suoi giovani occhi sono spalancati su di te e la sua giovane mente è convinta che
TU HAI RAGIONE....
Il tuo lavoro è importante per chi vuole crescere e diventare grande...


Io ho capito di non avere di fronte dei futuri bombaroli pronti, in ogni situazione, a minare la mia autostima ma dei piccoli e docili tigrotti che possono diventare belve se l'istruttore non li tratta con il rispetto che si deve a tutte le persone, al di là dell'età, della nazione di provenienza, del colore della pelle, delle idee politiche... queste cose le lasciamo a sport del ca**o come il calcio, il basket è divertimento... e basta!!!

postato da: bafs alle ore 12:41 | Permalink | commenti (8)
categoria:
lunedì, 02 gennaio 2006
Anno nuovo.... vita vecchia, almeno per me!
Per motivi non miei, dovrò stare out per quattro giorni. Sono un arbitro di pallacanestro, sono responsabile dei piccoli arbitri della provincia (sti cacacazz... ehm, voglio loro un sacco di bene...) però non sono ancora istruttore, almeno ufficialmente perchè già ho tenuto qualche corso. Dovrò seguire una full-immersion di pedagogia, regolamenti e altre cose interessantissime e coinvolgenti. Due palle assurde, mi scoccia proprio andare via di casa perchè stavo suonando (8 ore al giorno tra esercizi e teoria), correndo, nuotando, studiando per i prossimi esami universitari..ho anche una morosa a cui guadare, un cane bassotto da sfamare, un blog!
Una giornata bella piena d'impegni, insomma; mi scoccia davvero,  perdere queste 96 ore della mia vita (causalmente in questo breve lasso di tempo c'è anche il mio non-compleanno).
Vabbè basta con gli sfoghi, a tutti i miei amici blogger porgo i più sentiti auguri per questo nuovo anno, visto che ieri splinder faceva un pò le bizze e non sono potuto passare di persona.
Tante cose a tutti, ci vediamo il sei...
postato da: bafs alle ore 15:36 | Permalink | commenti (20)
categoria: